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Hope

A costo di sembrare banali. Tanto è stato lo stupore che mi ha colto nell’ascoltare e vedere il discorso di Obama all’università del Cairo, che ho avuto un moto di entusiasmo misto a ottimismo e speranza.

Sono tornato da poco dagli States. Non li conosco se non superficialmente, ma l’aria che si respira mi piace, e non lo davo affatto per scontato. Dopo aver sentito e guardato Obama aggiungo 100 punti a questa mia impressione. Il suo discorso  non va solo letto, ma deve essere ascoltato e guardato perchè è il modo in cui le dice, quelle cose, che aggiunge valore. Esattamente come il viso e il tono con cui si dicono certe porcherie nella nostra triste “provincia” fanno perdere spesso la voglia di lottare per cambiare.

Domani andrò a votare, grazie a You Tube e a questo presidente nero che sento più mio da stasera. Lo considero un segno dei tempi che cambiano, almeno per me.

Outside is America

Si parla e si parlerà tanto di Stati Uniti da qui a Novembre. E’ giusto così. Qualcuno ha detto Dovremmo votare anche noi per quelle elezioni, tanto sono influenti nella vita di tutto il mondo. Come dargli torto?

Jeremy Rifkin nel suo libro Il Sogno Europeo ha passato la palla a noi del vecchio continente. Come a dire, sintetizzando, che è dall’Europa che ci si attende un nuovo paradigma, una nuova visione del mondo, quella scintilla che inviti a vedere le cose con occhi diversi e in modo più omnicomprensivo. Siamo gli unici che probabilmente possiedono la giusta dose di storia, pensiero, cultura e influenza economica per tracciare questo percorso planetario.

Per quanto la tesi di Rifkin sia molto interessante,  secondo me manca un anello nel ragionamento. L’Europa può giocare questo ruolo solo ed esclusivamente se gli Stati Uniti si lasceranno guidare per mano. Sono ancora una potenza troppo superiore, soprattutto militarmente, perchè si riesca ad ottenere qualcosa di concreto senza contare sull’appoggio a stelle e strisce. Dunque la vera drammaticità di queste elezioni non sta tanto nel trovare qualcuno che appena salito al potere stravolga e rinneghi la propria cultura, guidato magari da una visione europeista della politica, ma di avere una guida che almeno mostri un’apertura mentale ai problemi mondiali rispetto all’assoluta cecità dell’amministrazione Bush di questi ultimi 8 anni. Un’amministrazione che ha dato davvero l’idea degli Stati Uniti come di una potenza che si è chiusa sui propri interessi calpestando sistematicamente ogni apertura a discorsi globali, di qualunque genere. L’unica attenuante per George W. è quella di essersi trovato a difendere gli interessi delle lobbies petrolifere nel momento cruciale di ridistribuzione strategica delle fonti delle ultime gocce di petrolio rimasto. Non hanno potuto guardare in faccia a niente e nessuno.

Dunque speriamo che gli States compiano un processo di trasformazione da Gigante Egoista a Gigante Buono. Se questo avverrà l’Europa potrà davvero essere la sua guida verso l’impostazione di un nuovo ordine mondiale più aperto e ugualitario. Se invece questo non avverrà, i tempi futuri potrebbero essere più duri del previsto. Per tutti.

Io a pelle  credo che il candidato più vicino all’idea espressa sopra sia Obama.