Chiamatelo pure buon umore, o aria capitolina se vi piace di più.

Cos’ho da ridere mentre guido lungo l’Aurelia in direzione Fiumicino diretto in fiera?  Non lo so.

Sarà che ieri notte ho deciso che sarei andato con la prima frequenza che incontravo, e dunque ho scelto la mia radio preferita per questo soggiorno romano: RDS2. E’ un pò troppo pallosamente soft devo dire, però ieri ero esausto ed era ciò che ci voleva. Stamattina comunque non mi ha tradito: nel pieno del traffico mi ha regalato due perle. La prima è Secret Garden di Bruce Springsteen. Quanto bisogno avevo di quella canzone? Tantissimo. La seconda è l’oroscopo di un certo Branco : “Gemelli, siete pronti per il grande salto: la vita professionale è giunta ad un bivio e dovete rischiare senza timori, è la cosa giusta. Fatela!” Cazzo Branco ma dov’eri l’altra settimana quando avevo bisogno di te??! Mi serviva ascoltare esattamente queste parole! Certo che lo faccio! Ci puoi giurare! Grazie comunque.

Sarà che durante sei ore di macchina ho ricevuto tante telefonate gradite. Dove saranno gli occhi tuoi, quando si chiuderanno i miei? Sono d’accordo: è il miglior verso di Vinicio Capossela. E sì, sono invidioso che ci sia chi lo può andare ad ascoltare in questi giorni a Milano, mentre io sono qua. Pazienza.

Sarà che stamane ho pensato che facesse un pò freddo per essere in Centro Italia, ma poi a pranzo ho scoperto che c’erano 22 gradi e me la sono goduta. Pranzo all’aperto! Come mi piace…

Sarà che come avevo previsto la mia giornata ha avuto 2 grossi imprevisti, ma l’ho risolti alla grande e questo mi mette di buon umore.

Insomma che volete che vi dica? Mi son detto: al diavolo la pigrizia, ora prima di farmi la doccia mi metto a riscrivere sul blog. Era un bel pò che non ci venivo. Ho dovuto togliere polvere e ragnatele.

Ecco fatto.

 

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Rap

 

Rap is the CNN of the black community, and no one broadcast louder than Public Enemy.”

Chuck D

Si può amare il Rap o no. Lo si può conoscere più o meno bene, da tanto o poco tempo. Quel che è certo è che la voce più autorevole di questa cultura è quella di Chuck D. Un personaggio straordinario, a cui ripensavo domenica scorsa quando in una libreria Feltrinelli ho comprato quasi per inerzia un CD raccolta dei più famosi brani dei Public Enemy. Ascoltare un loro disco può essere faticoso e impegnativo quanto ascoltare del jazz o del blues d’autore, o un brano di musica classica.

Ci sono analogie molto forti tra quello che hanno fatto i rapper con la voce e quello che ha fatto Hendrix, per esempio, con la chitarra. Prendere un qualcosa di scorretto e comunicare attraverso di esso. Per Hendrix erano le distorsioni, i feedback e un volume senza controllo. Per i rapper l’elemento di rottura è stata senz’altro la voce: senza intonazione. O meglio, senza quella tradizionale e basata sui rapporti matematici che regolano le armonie, anche le più complesse. La voce del rapper porta innanzi tutto il ritmo, e non l’armonia. Oggi sembra una cosa scontata, ma ai tempi non lo era affatto.

Dicevo appunto che Chuck D è sicuramente il punto di riferimento di questa cultura. Cercando su YouTube ho trovato questo piccolo intervento in una trasmissione televisiva dove lui racconta di un disguido avvenuto il giorno di un concerto a causa del suo inseparabile co-rapper Flavor Flav che aveva perso l’aereo per raggiungere il gruppo in Florida. Al di là della storia divertente, basta ascoltarlo mentre semplicemente parla per capire cosa significa avere la voce e la cadenza da rapper.

 

Funzionare

Alla fine dello stage, dopo un mese di noia passato in uno stabilimento chimico ad Anagni, il dirigente che mi aveva in consegna mi riaccompagnò alla stazione. Stiamo parlando di circa 12 anni fa ma mi ricordo esattamente cosa mi disse.

Cosa abbiamo imparato?

…….-ovviamente-……

Ricordati di questo, allora. Non è difficile far funzionare le macchine, quelle si fanno funzionare sempre, prima o poi. Non sarà mai un problema tecnico a metterti al muro. Al limite troverai qualcuno che lo risolverà per tuo conto. Quello che è difficile è far funzionare le persone.

Quanto aveva ragione.

 

Il digitale terrestre e la privacy dei miei coglioni

Insomma, chi ero io per non avere Mediaset Premium?

Ma soprattutto: chi ha avvisato della faccenda in modo così repentino Mamma Rai che esattamente il giorno dopo la sottoscrizione all’abbonamento Mediaset mi ha recapitato una bella letterina dove mi ricorda che secondo loro ho fatto il cattivo? All’improvviso non ci credono che non ho la Tele. Era già successo all’improvviso anche a Gennaio, dopo che avevo scelto un bel Sony da 32” LCD. Diciamo che senza preavviso a questi funzionari RAI viene un colpo di genio e spediscono delle lettere. Il concetto del messaggio è che se corro alle Poste e pago metà canone (=82 euro circa visto che siamo a Settembre, che carini!) e poi faccio giurin giuretta che non lo faccio più, allora mi perdonano e non mi mandano a casa i Gendarmi. Ci devo pensare un attimo. Ovviamente lo farò. Chiaro. Sarebbe contro la legge non farlo. E non si va contro la legge.

Ma la domanda è:  chi glielo ha spifferato? Siete stati voi? Non c’è più privacy

Certo che oggi sentivo uno – non ero io eh! – che diceva: ” io col ca**o che do i soldi a Riotta e Del Noce eccetera eccetera. Mi spiace per quei pochi programmi, come Santoro, che hanno un senso ma per tutto il resto a quel Carrozzone non do nemmeno 10 centesimi. Ecco. ”    …. No, no, giuro!…non ero io!…[l’avevo già detto?…Ah]

…e vabèn. discorsi triti e ri-triti… lo so che ho torto, che vi devo dire?…

Ma parliamo d’altro. Com’è l’offerta digitale del gruppo di Berlusconi? Per carità, ci sono TV a pagamento certamente migliori di quella Mediaset, ma tutto sommato per quello che costa non mi posso lamentare. E poi io non sono assolutamente un esperto nè un patito di televisione, diciamo che avevo voglia di vedere qualche partita senza dover necessariamente bere 16 birre al pub. Poi ho scoperto anche un paio di telefilm davvero sfiziosi e devo dire che c’è anche un giro di film abbastanza interessante…a volte possono sostituire più che degnamente il classico noleggio di DVD.

Scusate, suonano alla porta. Vuoi vedere che sono arrivati già qui?…

 

Nel nome del padre

Lo sapevo che sarei arrivato tardi a questo appuntamento. Il compleanno di mio padre era 5 giorni fa.

Che dire. Adesso me lo immagino mentre si coltiva la sua vigna nuova di zecca, beatamente coccolato da moglie, figlia e nipotame vario nella sua terra d’origine.

Pensavo, il giorno del suo compleanno, alla volta che mi ha fatto più incazzare e alla volta che invece mi è piaciuto di più.

Incazzare – Quando facevo la terza o quarta elementare, nella divisione dei compiti familiari c’era che al ritorno da scuola io avrei dovuto accendere l’acqua per la pasta. In questo modo mio padre avrebbe potuto cuocere velocemente la pasta, che era il piatto unico della sua rapida pausa pranzo prima di tornare in ufficio. Mia madre lavorava lontano e dunque non mangiava con noi. Un bel giorno, un giorno come tanti, nell’assolvere il mio compito ho dimenticato completamente di mettere il sale nell’acqua prima di accendere il fornello. Fatalmente mio padre aveva preparato come condimento le salsiccie del suo paese rosolate in padella con burro e salvia eccetera eccetera. Era il suo piatto preferito. Insomma, al primo assaggio della pasta si è accorto che era una schifezza perchè mancava il sale. Allora con un gesto repentino ha preso il suo piatto e l’ha rovesciato tutto nel lavandino, con fare stizzito. Poi si è rivestito velocemente e senza dire una parola se n’è andato. Io e mio fratello siamo rimasti a mangiare abbastanza in silenzio. Io, in particolare, non ci sono rimasto granchè bene. Diciamo che da quel momento credo di non aver mai più dimenticato di mettere il sale per la pasta in vita mia.

Piaciuto – Un po’ di anni dopo la scena del sale, a tavola si era in 6+1. Nel senso che eravamo quattro figli, due genitori + 1 cane. La casa però era sempre quella, e cioè con due camere da letto. Si può intuire come ci fosse un certo sovraffollamento. Il partito del “Cambiamo Casa” era condotto con forza da nostra madre. Il partito del “Dove cazzo li trovo i soldi?…questi figli mi stanno dissanguando! era condotto con forza da mio padre. Anche noi figli eravamo equamente schierati: le due femmine con la madre [x forza, dormivano in sala nel divano letto] e io e mio fratello con mio padre [l’importante era avere i soldi per la benzina, le sigarette e il calcetto, ora e subito!]. A rompere l’equilibrio non fu il cane, bensì un uomo politico locale di un certo rilievo nei lavori pubblici, nonchè amico di lunga data di mio padre. Il suo suggerimento aumma aumma fu di recarsi a suo nome presso la bottega aumma aumma di un barbiere da lui indicato, e nel retro della bottega compilare il foglio aumma aumma che avrebbe contenuto i nominativi degli eletti= coloro aventi diritto a far parte di una cooperativa per realizzare una nuova palazzina residenziale di alto livello proprio nella nostra città. Il tutto a prezzi assolutamente abbordabili. La fortuna sembrò essersi finalmente accorta di noi. La sfortuna invece volle che proprio la mattina in cui era diretto alla suddetta bottega, mio padre si imbattè in una signora di nostra lontana conoscenza che nel raccontare come andava la sua vita arrivò a sfogarsi quasi piangendo e descrivendo una situazione allo sfascio [=bilocale in affitto+due figli a carico+nonna in casa+marito in carcere]. La signora era in cerca disperata di una casa. Morale della favola: mio padre, che già non si sentiva a suo agio nel gestire questo imbroglio ma lo stava facendo solo per mia madre, alla fine rinunciò all’inciucio e nella bottega del barbiere ci mandò la signora. Al ritorno a casa manco riusciva a guardare mia madre in faccia perchè sentiva di averla fatta grossa. Poi seguirono un certo numero di discussioni animate, e tutto quel genere di cose che fanno le donne quando sono incazzate e te la vogliono far pagare, tipo tenere il muso, sbattere un pò forte le ante degli armadi e della cucina, chiudersi in sala a leggere o vedere la televisione senza parlare, cose così. La guerra fredda tra i miei genitori a causa di questo episodio, e non scherzo, è durata per circa un anno, fino a che mia madre si rassegnò perchè aveva capito che se non era andata in porto quell’occasione, probabilmente non ce ne sarebbero state altre. E infatti non ce ne furono. [tra l’altro quella casa alla signora non gliela diedero nemmeno, ma la dirottarono verso una cooperativa di serie B…meglio che niente comunque]

 

Il segno della croce/ take 1

Mi è appena arrivata un’ ANSA e non posso trattenermi. Devo parlarne subito, anche perchè ho pochissimo tempo:

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-09-05_105253127.html

Insomma, nella regione Veneto potrebbe tornare d’obbligo la famosa ora di religione. E per di più obbligatoriamente cattolica.

Adesso aggrappatevi da qualche parte. Pronti? Ok….

IO SONO D’ACCORDO!….tiè.

Per chi di voi è troppo sensibile ed è svenuto, chissenefrega. Tanto tra poche ore inizia il week end e avrete tutto il tempo per riprendervi.

PS – Per ora non posso approfondire, lo farò magari stasera nel Take 2, ma intanto chi vuole scagliarsi a Pro o a Contro lo faccia senza aspettarmi eh….