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Versi

Post altamente incompleto, ma  per certi versi anche fin troppo denso di.

 

“La mia anima non stilla miele e dolcezze,

happiness and truth,

bisogni naturali.

Ma io ho una bambina, negli intervalli,

che mi accarezza i bianchi capelli.

E gli anni si fanno docili al suo tocco,

mi bacia sulle guance crudeli,

e giochi pazienti di rami mi intreccia,

con le sue pupille, da gatta.”

Ecco com’è che va il mondo – F. Battiato

 

 

“We don’t have to worry,

life goes where it does.

Faster than a bullet

from an empty gun.

Turn yourself over,

loose change we could spend,

grinding down diamonds

round

round

round the bend.”

Round the bend – Beck

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Tre giorni fa era il mio compleanno. Lì per lì non ha significato molto per me. Non è che ad ogni compleanno e ad ogni capodanno eccetera uno debba necessariamente fare dei bilanci. Però in questi tre giorni sono accadute delle cose che io ho comunque ricondotto al fatto di essere diventato un trentaseienne.

Ve le vado ad elencare.

Ieri stavo per divorare di insulti il conducente di una macchina che mi precedeva a velocità ridicola in seconda corsia sulla A4. Mentre lo superavo, pronto ad ogni gesto e sproloquio possibile, mi sono accorto che era un anziano con a fianco la sua signora. Aveva un aspetto concentratissimo e preoccupatissimo. Ce la stava mettendo tutta anche se francamente era un serio pericolo per sè stesso e per gli altri. Allora mi sono calmato. Anzi mi faceva pena, e quasi avrei voluto difenderlo dagli insulti e le clacsonate impietose di chi a sua volta seguiva me e aveva capito la ragione del pericoloso intoppo autostradale. Ho capito una cosa importante: a trentasei anni è ormai evidente che sono irrimediabilmente un BUONO dentro. Non conta la maschera da perfetto stronzo che ho imparato a mettere nelle situazioni di lavoro, la mia bontà è una cosa più forte di me. [Eppure da quando, piccolissimo, mio padre mi insegnò a giocare a scacchi io ho sempre scelto i NERI. E questa cosa non mi torna.]

L’altro ieri ero un pò depresso perchè non sono riuscito a trovare i biglietti per i Radiohead a Milano. Suonavano all’Arena Civica: un posto incantevole per un concerto. Invece di fare cena all’improvviso ho deciso di prendere la moto, per evitare il traffico, e mi sono diretto lo stesso all’Arena. Ovviamente i biglietti non li ho trovati. Allora mi sono messo sul prato, con la mia birra, e ho iniziato a sentirmi il concerto proprio lì, fuori dallo stadio. Anzi in un punto hanno lasciato anche il portone aperto e si vedevano bene il palco e la folla. E’ stato magico. Un suono straordinariamente bello. Un cielo fantastico. Si è creata un’ atmosfera a dir poco da brivido, e anche passeggiando intorno all’Arena ci si incrociava con le altre persone e si rideva come scemi per questa situazione paradossale e indescrivibile che si era creata. Ho capito dunque un’altra cosa. A trentasei anni è evidente che sono ancora capace di emozionarmi per delle cazzate e di riuscire a rincorrerle. E questo mi ha reso felice.

Stamattina presto ero sul tetto di una scuola nel mio ex-Comune di residenza. Io con i tetti ci lavoro. Sono salito su almeno un centinaio di tetti finora. A dire il vero da circa 2 anni mi occupo solo di marketing e dunque potremmo dire che in questo ultimo periodo sarò salito in copertura sì e no 5 volte. Ormai non ci vado più. Ma oggi sono andato perchè il geometra che mi ha chiamato per chiedermi una mano ha passato troppi guai per quel tetto a causa mia: ai tempi, quando acquisii a sorpresa quella commessa, l’hanno accusato di corruzione, proprio lui che era l’unico pulito in quel Comune. Insomma, non mi sembrava bello mollarlo lì. Ebbene: ho realizzato improvvisamente che non è più tempo di saltellare da un tetto all’altro. Avevo paura. Sarà stata l’ondata di incidenti sul lavoro di cui si sente continuamente. Ho capito con quanta scarsa sicurezza si fanno (e ahimè ho fatto) azioni di lavoro non pensando ai rischi che comportano. [Poi ho notato una cosa: il primo a salire sulla scala traballante è sempre il più sfigato: oggi era un bulgaro. Se fosse caduto probabilmente l’avrebbero assunto il giorno prima. Chiaro no? Poi è toccato al geometra. Infine io, l’ingegnere. Più hai studiato, più hai diritto a non morire in cantiere. Mi è sembrato giusto. A trentasei anni ho focalizzato che i nostri cantieri sono SCANDALOSI, e la sicurezza una vera presa per i fondelli.]

 

Prendere troppa rincorsa per parlare di Perdono e arrivare alla fine col fiato corto…

Calpestando per un istante ogni traccia di modestia, posso confessarvi che sono veramente ma veramente bravo – assai –  a fare il risotto. Ve lo dico perchè stasera ho preparato l’ultimo risotto della stagione. Buonissimo. Peccato che nella mezz’ora successiva a quando l’avevo mangiato l’avevo anche smaltito col sudore dovuto alla sempre più insopportabile cappa di umidità.

E io odio l’umidità.

La mia strategia preferita per combattere l’afa è aggredirla a colpi di gelato. E se c’è un gelato a cui non dirò mai di no, nemmeno in fin di vita causa diabete, è l’ häagen dazs alla panna & fragole. Vi invito ad un minuto di silenzio, please, per celebrare questa dolce muerte. Lo stesso minuto che tipicamente impiego per capire che anche stavolta i buoni propositi di non finirlo tutto d’un colpo non serviranno assolutamente a niente.

E io odio tradire i miei buoni propositi.

Come quelle volte che mi prometto che Se non piove oggi vado a correre”. Poi nella pausa pranzo faccio la danza della pioggia – che non funziona mai – allora di seguito, sul tragitto verso casa, provo a bucare una gomma della macchina – senza riuscirci – e infine decido che è troppo tempo che non passo a far vedere  a mia madre e mio padre che sono vivo, perciò mi dispiace per la corsa ma devo trattenermi a cena fuori. Che infame.

E a proposito di infami.

E’ da quasi un anno che non rivolgo del tutto la parola ad un mio fu-amico. Si è comportato da Vile. Vile = colui che usa la sua forza applicandola deliberatamente sulla debolezza altrui. Ho il gravissimo difetto di non saper perdonare. Finalmente siamo arrivati all’argomento.

L’ho fatto solo una volta CREDO. Di perdonare. E qui, però, mi fermo.

 

I mattoncini LEGO dei miei pensieri

Vorrei trovare il modo di incastrare tra di loro pensieri che mi sono ritrovato così, sciolti nella testa, dopo aver ascoltato due frasi interessanti negli ultimi giorni. Per cui questo post è un po’ a pezzi.

 

“C’è solo un modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi.”

Paul Valéry [citato da Marco Travaglio nel suo ultimo intervento in streaming sul blog di Beppe Grillo]

 

“Mio padre non si è mai perdonato di essere rimasto per una vita vice-magazziniere, senza mai realizzare il suo sogno di diventare capo-magazziniere.”

Enzo Biagi [intervistato da Fazio su come cambia l’ “orizzonte” delle ambizioni passando da una generazione alla successiva]

 

Sì, cioè. Non possiamo non fare i complimenti a Travaglio per la citazione – con una pacca sulla spalla anche all’ottimo Paul Valéry, direi – per poi concludere che, con ogni evidenza, Enzo Biagi era un uomo molto sveglio.

Che poi. Chissà perchè se penso a persone che inseguono il loro sogno, in questo momento, immagino uomini e donne che vorrebbero il lavoro dei propri sogni. E questa è una cosa tanto nobile quanto a rischio di essere contro-natura. E la natura difficilmente si fa fregare.

Infatti. Guardiamo in faccia la realtà: ragionando per assurdo, quale comunità di esseri umani, senza prevaricarne altri, potrebbe vivere e sopravvivere a sè stessa garantendo ad ognuno dei suoi componenti la possibilità di fare ciò che più gli piace?

Però. Guardiamo in faccia anche quest’altra, di realtà: non è che la fregatura è arrivata di nascosto quando ci siamo fatti convincere da Megan Gale che “TUTTO è INTORNO a TE” ?

 

I ritrovi di famiglia e le future “lauree brevi”

“E’ stato sorprendente osservare un report condiviso con noi dall’istituto dell’istruzione primaria e secondaria statunitense. Un report che tra le altre cose conteneva la Categoria “Lamentele sulla Condotta degli studenti”, mettendone a confronto i contenuti di quella compilata nell’ultimo anno con quelle degli anni ’60. Allora si potevano leggere cose del tipo <<gli alunni masticano il chewing gum nei corridoi e prima dei pasti>> oppure <<gli alunni più indisciplinati corrono dai bagni verso la mensa facendo gran rumore>>. Oggi si parla di <<armi nascoste negli armadietti>>, di <<violenza e aggressività verso le compagne di classe>> e ovviamente <<spaccio di droga nei gabinetti e nei giardini scolastici>>.”

Il Preside di un prestigioso istituto privato milanese, ospite a pranzo dai miei  

 

“Mamma quando sono grande è vero che vado a broccolare con Samuele??”

Mia nipote di 3 anni e mezzo -come il suo cuginetto coetaneo Samuele del resto- oggi a pranzo, sempre dai miei

 

Allora, io capisco che col passare del tempo i giovani crescano sempre più in fretta, ma qua mi sa che queste generazioni hanno ingranato una marcia incontrollabile!

 

 

Cosa c’entra la stagione delle fragole col marketing, il gay pride e i premi fedeltà?

Ecco cosa c’entra.

Partiamo da due certezze. La prima è che questa è stagione di fragole. La seconda è che la stampa istituzionale, insieme a molti blogger “around the world”,  hanno dato sufficiente risalto alle parole della povera Mara Carfagna, tanto da poter dire che questi sono anche giorni dove un tema che tira  è la divErSità.

Dunque,  avendo promesso nel mio contratto con gli italiani (qui, nel punto 2) che in questa sede non si pratica il “tiro al piccione” – nè alla picciona, in questo casoprenderò l’ aRgomenTo da un’altra angolazione, e lo scrivo proprio così (perdonate la malizia) per mantenere ogni aderenza con i significati di cui sopra.

Date retta a me. Se volete davvero sentirvi osservati come dei Diversi, davanti a vostra madre così come davanti a vostro fratello, davanti ad amici, nemici, conoscenti e CASSIERE, è molto semplice: non fate la Fidaty Card! E’ sbalorditiva la faccia di chi vi guarderà come se foste l’ultimo cretino piombato da un altro pianeta. E i premi? Non li vuoi i premi? Tanto la spesa la devi fare comunque… E io qui ci godo ancora di più, mentre confesso che in effetti da almeno 4 anni faccio le mie compere proprio all’Esselunga; e c’è da dire per inciso che mi trovo anche bene.

Quello che probabilmente tutti ignorano – o almeno non colgono la portata del suo valore di mercato – è l’enorme quantità di informazioni sui consumi di intere città che questi signori riescono ad ottenere ad un prezzo ridicolo, veramente paragonabile a quello di una fragola!

Ci sono aziende di ricerche di Marketing che si fanno pagare le informazioni sui consumi, specialmente di massa, per decine di migliaia Continua a leggere