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Hope

A costo di sembrare banali. Tanto è stato lo stupore che mi ha colto nell’ascoltare e vedere il discorso di Obama all’università del Cairo, che ho avuto un moto di entusiasmo misto a ottimismo e speranza.

Sono tornato da poco dagli States. Non li conosco se non superficialmente, ma l’aria che si respira mi piace, e non lo davo affatto per scontato. Dopo aver sentito e guardato Obama aggiungo 100 punti a questa mia impressione. Il suo discorso  non va solo letto, ma deve essere ascoltato e guardato perchè è il modo in cui le dice, quelle cose, che aggiunge valore. Esattamente come il viso e il tono con cui si dicono certe porcherie nella nostra triste “provincia” fanno perdere spesso la voglia di lottare per cambiare.

Domani andrò a votare, grazie a You Tube e a questo presidente nero che sento più mio da stasera. Lo considero un segno dei tempi che cambiano, almeno per me.

Pensare in grande

Riporto fedelmente un articolo uscito su www.disinformazione.it che mi ha molto colpito. Buona lettura.

 

UN DIRITTO DA 20 MISERI CENTIMETRI? – Di Paolo Barnard, 31 Ottobre 2008.

E’ l’estate del 2000, sono a Boston per la mia prima intervista a Noam Chomsky. A chi non lo conoscesse rammento che Chomsky è il più noto intellettuale dissidente americano di sempre, definito dal New York Times “probabilmente il più importante pensatore vivente”, ed è il linguista di maggior calibro del XX e XXI secolo. Insegna al prestigioso Massachussets Institute of Technology (MIT), dove è professore ordinario.

Bene, sto per incontrare questo mostro sacro della cultura accademica nel suo ufficio all’MIT e vengo avvisato dal suo segretario che l’intervista non potrà durare più di 60 minuti, poiché “Chomsky ha un importante appuntamento alle 17 precise”. Non nascondo a costui il mio disappunto: rappresento un network televisivo nazionale (RAI), sono venuto da oltreoceano per intervistare il professore, ho preso questo appuntamento 3 mesi fa, e ora ho solo 60 minuti per montare la telecamera, i microfoni, fare le prove audio e video, poi sbrigare un tema come il Debito del Terzo Mondo, Fondo Monetario, Banca Mondiale, sperequazione della ricchezza… Niente da fare, il prof. ha un impegno. Fine della discussione.

L’intervista è piacevole, Chomsky è gentile, tutto fila liscio, ma dopo 59 minuti, accidenti a lui, il segretario bussa lievemente alla porta e si mostra a Chomsky attraverso il riquadro di vetro della stessa. Sessanta secondi dopo è l’intellettuale in persona che con un sorriso mi dice “time’s up, sorry..”, il tempo è finito, spiacente. Un rapido saluto, stretta di mano e fuori dallo studio con tutti i marchingegni del mio mestiere. Chomsky richiude l’uscio alle mie spalle.
Sono nell’anticamera indaffarato ad arrotolare cavi, riporre microfoni, controllare le cassette, ma non manco di guardarmi intorno in attesa dell’arrivo di questo ospite così imprescindibile. Non c’è, non arriva, nessuno ha suonato, non ci sono colleghi di altri network in coda per un’intervista. Il segretario armeggia col suo pc, un paio di tizi (presumibilmente docenti) camminano da un ufficio all’altro senza alcuna intenzione di dirigersi da Chomsky, un ragazzino meno che ventenne se ne sta seduto alla mia destra sfogliando testi e appunti. Per il resto calma piatta. Ma dov’è sto pezzo da novanta per cui mi hanno messo le braci al sedere?

Saranno passati sette minuti, quando Chomsky riapre l’uscio dello studio e con fare cortese invita il ragazzino ad entrare. I due si accomodano e iniziano la conversazione, li vedo attraverso il riquadro in vetro. Ancora la mia mente si rifiuta di arrendersi all’ovvia realizzazione, e in un residuo sforzo di capricciosa incredulità mi spinge a chiedere al segretario “ma è quel giovane l’appuntamento importante?”. “Sì, è uno del primo anno, un ordinario colloquio col prof.”, giunge serafica la risposta del mio interlocutore. Riparto per l’Italia.

Devo fare rewind e proprio spiegarvelo? No, sicuramente non serve. Cari studenti, questa scena affatto isolata nel panorama accademico statunitense appartiene a un ‘film’ che se mai verrà proiettato in Italia sarà forse fra un secolo, o probabilmente di più. Essa ci parla di un essere nell’università che dista da noi italiani come Marte dalla Terra, di una riforma vera, epocale, di un concentrato di democrazia, diritti, intelligenza, umiltà, pedagogia, libertà che nessuno qui da noi neppure si sogna di sognare. Noi, poveracci, siamo arditamente alle prese con la preistoria della riforma del sapere e dell’insegnare. Qualcuno, qui, se lo immagina un grande barone universitario italiano sbarazzarsi velocemente della CBS, di France 2 o della ZDF tedesca per onorare un colloquio con un ‘primino’ di neppure vent’anni?

E allora. Chiedo a tutti e con vero pathos: perché abbiamo rinunciato a immaginare un ‘altro mondo’? Perché ci facciamo sempre ingannare da chi ci convince che il cambiamento significa conquistare due metri quadri in più di pollaio puzzolente, e non, come dovrebbe essere, miglia e miglia di prati e colline, valli e montagne dove respirare veramente? Perché ci scanniamo per ottenere due metri quadri in più di finanziamenti o di risicate riformucole da strappare alla Gelmini e non lottiamo invece per un’istruzione nuova a cominciare dalla dignità di ogni singolo studente che deve essere il protagonista importante, il numero uno delle priorità di ogni docente, imprescindibile appuntamento senza se né ma, oggetto-soggetto di un diritto attorno a cui ruota tutto il sistema istruzione, e vi ruota con UMILTA’?

Non capite, studenti, che il gioco più perverso dell’era politica contemporanea è proprio il riformismo? E’ quella cosa che ci ha tutti convinti che lottare per i diritti del nostro futuro significhi ottenere qualche decimetro in più nella catena che ci hanno messo ai piedi. Oggi ci hanno convinti, e lo ripeto, che libertà e rivoluzione, che riforma e miglioramento significhino potersi allungare di altri 20 centimetri dal muro cui siamo incatenati nel pollaio in cui siamo rinchiusi. E ce l’hanno fatta: noi siamo proprio ridotti così, completamente dimentichi della possibilità di avere Diritti Veri e una Vita Inedita, ma del tutto inedita, in questo caso un’istruzione da secolo nuovo. Insomma, un’altra esistenza dirompente nel cambiamento, così come l’umanità ha sempre saputo fare nella sua uscita dalla barbarie verso la civiltà. No, nel XXI secolo del riformismo siamo stati ridotto a sentirci trionfanti se un Walter Veltroni riuscirà col referendum a donarci 20 centimetri di riforma dell’istruzione in più. Ed è così in ogni campo del nostro vivere.

No, no  e no! Cosa avrete risolto quando e se la Gelmini avrà fatto marcia indietro? Perché non mettiamo tutta questa energia oggi esplosa nelle piazze per arrivare a una scuola che non ci devasti l’anima, che non ci faccia odiare la cultura, che sia il nostro regno del rispetto nell’età più sensibile di tutta la vita, che non ci insegni le virtù del servilismo e dell’arroganza, dove non ci si senta con le ossa svuotate di fronte alle cattedre o ad aspettare nei corridoi i favori dei baroni? Dove a neppure vent’anni si possa entrare a colloquio dal tuo professore sul tappeto rosso, mentre fuori dallo studio, in corridoio, al resto del mondo tocca di aspettare voi e la piena soddisfazione del vostro diritto.

Immaginare in grande, immaginate in grande.

Il banchiere del malaugurio & il politico jettatore

Super pranzo di lavoro, 19 Novembre. Nostri ospiti due esponenti di vertice – credo il numero 2 e il numero 3 in ordine di importanza – di un notissimo e storico istituto bancario italiano.

Tra un raviolone e una polpettina di agnello, tra un cabernet e la grappina finale, ecco la sentenza dei due uccellacci:

Si, c’è un certo timore nel divulgarlo in giro, ma tutti noi siamo convinti che durante il 2009 chiuderanno circa il 30% delle imprese italiane. Un cataclisma. Già in queste settimane stiamo riducendo il credito, la stessa cosa che da più di un anno si è fatta con i mutui e i privati. Ora tocca alla vostra categoria. Moltissime imprese non avranno l’ossigeno per reggere perchè le loro gestioni finanziarie si basano tutte sul nostro credito e su pagamenti dilazionati. Da domani non sarà più possibile e chi non ha solide basi di patrimonio scomparirà.”

I due gufi, per intenderci, stanno facendo il giro delle aziende per toccare con mano la temperatura dei loro clienti. Così, senza mezzi termini o giri di parole.

Stamattina invece ero nell’ufficio di un noto esponente politico di centro destra. Si è parlato ovviamente per il 99% di affari e per l’1% di politica. Stessa – identica – musica :

“Prepariamoci… noi non vogliamo spaventare nessuno ma i prossimi due anni saranno durissimi. Avremo una crisi pesantissima, in una misura che molti non si aspettano…”

Emigrare? mah… A parte gli scherzi – e chi scherza? – stanno evidentemente per giungere tempi interessanti.

Poveri noi, poveri loro. Poveri tutti.

Alle otto e mezza c’è Otto e Mezza su la 7. Ma questo lo sapete già.

Chi c’era venerdì? Ospiti d’onore, che promettevano scintille. Da una parte Marco Travaglio e dall’altra Capezzone (che secondo me è meno famoso, altrimenti mi ricorderei, anche di lui, il nome di battesimo).

Il tema – con grande originalità della redazione – è : Esiste l’Antiberlusconismo o no? [Vi prego, aspettate un’attimo, lo so… Non è questo il punto, non andate via.] Travaglio, che non mi sta simpatico ma per lo meno ha una certa credibilità, ha detto le cose che tutti noi che navighiamo su internet conoscevamo già. Niente di più, niente di meno. Credibile nei contenuti e nei modi, in ogni caso.

Capezzone rappresenterebbe invece il nuovo che avanza sul vecchio mezzo, cioè la TV. Dio mio. Al di là della rissa verbale da bar, inevitabilmente da lui cercata e visibilmente auspicata dai conduttori, gli argomenti del giovane portavoce –e portatutto-  del PDL erano imbarazzanti. Quell’uomo ha tradito la mia speranza nel futuro di questo paese (se ancora ce n’era un poco). Come può un giovane così preparato, così ben parlante, così istruito e intelligente, poter pensare davvero tutte le cagate che ha detto? E’ questo il futuro che ci aspetta?

Stavo meglio, ma molto meglio, senza la TV. Questa è la verità. L’altra verità e che se qualcuno – come Capezzone – mi sta antipatico a pelle, devo imparare a darmi ragione più spesso e subito.

Del resto Oscar Wilde ha detto (e forse in passato l’ho già citata):

“Bisogna essere davvero superficiali, a non giudicare dalle apparenze.”

Buona YOUTUBE visione:

 

 

Il digitale terrestre e la privacy dei miei coglioni

Insomma, chi ero io per non avere Mediaset Premium?

Ma soprattutto: chi ha avvisato della faccenda in modo così repentino Mamma Rai che esattamente il giorno dopo la sottoscrizione all’abbonamento Mediaset mi ha recapitato una bella letterina dove mi ricorda che secondo loro ho fatto il cattivo? All’improvviso non ci credono che non ho la Tele. Era già successo all’improvviso anche a Gennaio, dopo che avevo scelto un bel Sony da 32” LCD. Diciamo che senza preavviso a questi funzionari RAI viene un colpo di genio e spediscono delle lettere. Il concetto del messaggio è che se corro alle Poste e pago metà canone (=82 euro circa visto che siamo a Settembre, che carini!) e poi faccio giurin giuretta che non lo faccio più, allora mi perdonano e non mi mandano a casa i Gendarmi. Ci devo pensare un attimo. Ovviamente lo farò. Chiaro. Sarebbe contro la legge non farlo. E non si va contro la legge.

Ma la domanda è:  chi glielo ha spifferato? Siete stati voi? Non c’è più privacy

Certo che oggi sentivo uno – non ero io eh! – che diceva: ” io col ca**o che do i soldi a Riotta e Del Noce eccetera eccetera. Mi spiace per quei pochi programmi, come Santoro, che hanno un senso ma per tutto il resto a quel Carrozzone non do nemmeno 10 centesimi. Ecco. ”    …. No, no, giuro!…non ero io!…[l’avevo già detto?…Ah]

…e vabèn. discorsi triti e ri-triti… lo so che ho torto, che vi devo dire?…

Ma parliamo d’altro. Com’è l’offerta digitale del gruppo di Berlusconi? Per carità, ci sono TV a pagamento certamente migliori di quella Mediaset, ma tutto sommato per quello che costa non mi posso lamentare. E poi io non sono assolutamente un esperto nè un patito di televisione, diciamo che avevo voglia di vedere qualche partita senza dover necessariamente bere 16 birre al pub. Poi ho scoperto anche un paio di telefilm davvero sfiziosi e devo dire che c’è anche un giro di film abbastanza interessante…a volte possono sostituire più che degnamente il classico noleggio di DVD.

Scusate, suonano alla porta. Vuoi vedere che sono arrivati già qui?…

 

Nel nome del padre

Lo sapevo che sarei arrivato tardi a questo appuntamento. Il compleanno di mio padre era 5 giorni fa.

Che dire. Adesso me lo immagino mentre si coltiva la sua vigna nuova di zecca, beatamente coccolato da moglie, figlia e nipotame vario nella sua terra d’origine.

Pensavo, il giorno del suo compleanno, alla volta che mi ha fatto più incazzare e alla volta che invece mi è piaciuto di più.

Incazzare – Quando facevo la terza o quarta elementare, nella divisione dei compiti familiari c’era che al ritorno da scuola io avrei dovuto accendere l’acqua per la pasta. In questo modo mio padre avrebbe potuto cuocere velocemente la pasta, che era il piatto unico della sua rapida pausa pranzo prima di tornare in ufficio. Mia madre lavorava lontano e dunque non mangiava con noi. Un bel giorno, un giorno come tanti, nell’assolvere il mio compito ho dimenticato completamente di mettere il sale nell’acqua prima di accendere il fornello. Fatalmente mio padre aveva preparato come condimento le salsiccie del suo paese rosolate in padella con burro e salvia eccetera eccetera. Era il suo piatto preferito. Insomma, al primo assaggio della pasta si è accorto che era una schifezza perchè mancava il sale. Allora con un gesto repentino ha preso il suo piatto e l’ha rovesciato tutto nel lavandino, con fare stizzito. Poi si è rivestito velocemente e senza dire una parola se n’è andato. Io e mio fratello siamo rimasti a mangiare abbastanza in silenzio. Io, in particolare, non ci sono rimasto granchè bene. Diciamo che da quel momento credo di non aver mai più dimenticato di mettere il sale per la pasta in vita mia.

Piaciuto – Un po’ di anni dopo la scena del sale, a tavola si era in 6+1. Nel senso che eravamo quattro figli, due genitori + 1 cane. La casa però era sempre quella, e cioè con due camere da letto. Si può intuire come ci fosse un certo sovraffollamento. Il partito del “Cambiamo Casa” era condotto con forza da nostra madre. Il partito del “Dove cazzo li trovo i soldi?…questi figli mi stanno dissanguando! era condotto con forza da mio padre. Anche noi figli eravamo equamente schierati: le due femmine con la madre [x forza, dormivano in sala nel divano letto] e io e mio fratello con mio padre [l’importante era avere i soldi per la benzina, le sigarette e il calcetto, ora e subito!]. A rompere l’equilibrio non fu il cane, bensì un uomo politico locale di un certo rilievo nei lavori pubblici, nonchè amico di lunga data di mio padre. Il suo suggerimento aumma aumma fu di recarsi a suo nome presso la bottega aumma aumma di un barbiere da lui indicato, e nel retro della bottega compilare il foglio aumma aumma che avrebbe contenuto i nominativi degli eletti= coloro aventi diritto a far parte di una cooperativa per realizzare una nuova palazzina residenziale di alto livello proprio nella nostra città. Il tutto a prezzi assolutamente abbordabili. La fortuna sembrò essersi finalmente accorta di noi. La sfortuna invece volle che proprio la mattina in cui era diretto alla suddetta bottega, mio padre si imbattè in una signora di nostra lontana conoscenza che nel raccontare come andava la sua vita arrivò a sfogarsi quasi piangendo e descrivendo una situazione allo sfascio [=bilocale in affitto+due figli a carico+nonna in casa+marito in carcere]. La signora era in cerca disperata di una casa. Morale della favola: mio padre, che già non si sentiva a suo agio nel gestire questo imbroglio ma lo stava facendo solo per mia madre, alla fine rinunciò all’inciucio e nella bottega del barbiere ci mandò la signora. Al ritorno a casa manco riusciva a guardare mia madre in faccia perchè sentiva di averla fatta grossa. Poi seguirono un certo numero di discussioni animate, e tutto quel genere di cose che fanno le donne quando sono incazzate e te la vogliono far pagare, tipo tenere il muso, sbattere un pò forte le ante degli armadi e della cucina, chiudersi in sala a leggere o vedere la televisione senza parlare, cose così. La guerra fredda tra i miei genitori a causa di questo episodio, e non scherzo, è durata per circa un anno, fino a che mia madre si rassegnò perchè aveva capito che se non era andata in porto quell’occasione, probabilmente non ce ne sarebbero state altre. E infatti non ce ne furono. [tra l’altro quella casa alla signora non gliela diedero nemmeno, ma la dirottarono verso una cooperativa di serie B…meglio che niente comunque]

 

Il segno della croce/ take 1

Mi è appena arrivata un’ ANSA e non posso trattenermi. Devo parlarne subito, anche perchè ho pochissimo tempo:

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-09-05_105253127.html

Insomma, nella regione Veneto potrebbe tornare d’obbligo la famosa ora di religione. E per di più obbligatoriamente cattolica.

Adesso aggrappatevi da qualche parte. Pronti? Ok….

IO SONO D’ACCORDO!….tiè.

Per chi di voi è troppo sensibile ed è svenuto, chissenefrega. Tanto tra poche ore inizia il week end e avrete tutto il tempo per riprendervi.

PS – Per ora non posso approfondire, lo farò magari stasera nel Take 2, ma intanto chi vuole scagliarsi a Pro o a Contro lo faccia senza aspettarmi eh….