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Versi

Post altamente incompleto, ma  per certi versi anche fin troppo denso di.

 

“La mia anima non stilla miele e dolcezze,

happiness and truth,

bisogni naturali.

Ma io ho una bambina, negli intervalli,

che mi accarezza i bianchi capelli.

E gli anni si fanno docili al suo tocco,

mi bacia sulle guance crudeli,

e giochi pazienti di rami mi intreccia,

con le sue pupille, da gatta.”

Ecco com’è che va il mondo – F. Battiato

 

 

“We don’t have to worry,

life goes where it does.

Faster than a bullet

from an empty gun.

Turn yourself over,

loose change we could spend,

grinding down diamonds

round

round

round the bend.”

Round the bend – Beck

Tra labbroni e lacrimoni, ecco le note che non ti aspettavi…

Non c’era nemmeno bisogno di farla piangere così tanto, almeno secondo me, per convincerci che era brava. Angelina Jolie ha recitato una grande parte nel film Changeling. Dicono che recitare grandi parti sia più semplice se si recita in un grande film, e questo lo è. La scrittura è di un certo Clint Eastwood.

Ma la sorpresa è arrivata alla fine del film questa volta. E non intendo il finale della storia, intendo proprio i titoli di coda. Sembra infatti che questo tal Clint Eastwood oltre a recitare, dirigere e scrivere ottimi film, si diletti anche nel comporne le colonne sonore. Insomma, me ne stavo inchiodato sul divano cercando una scusa tra i titoli che scorrevano per rimanere all’ascolto di questa musica bellissima, e cosa ti leggo? Music by Clint Eastwood.

Tanto di cappello. E quando sarai stanco vai pure in pace Clint, che Dio ti benedica. Amen.

PS – questo post me lo ero tenuto in canna così come tanti altri, ma avendo visto un paio di giorni fa GRAN TORINO, non potevo non pubblicarlo. Tutto confermato: grande film, ottima colonna sonora, sempre tutto by Clint Eastwood (e Kylie, che può essere la moglie o più facilmente la figlia, non ho voglia di controllare).

Rap

 

Rap is the CNN of the black community, and no one broadcast louder than Public Enemy.”

Chuck D

Si può amare il Rap o no. Lo si può conoscere più o meno bene, da tanto o poco tempo. Quel che è certo è che la voce più autorevole di questa cultura è quella di Chuck D. Un personaggio straordinario, a cui ripensavo domenica scorsa quando in una libreria Feltrinelli ho comprato quasi per inerzia un CD raccolta dei più famosi brani dei Public Enemy. Ascoltare un loro disco può essere faticoso e impegnativo quanto ascoltare del jazz o del blues d’autore, o un brano di musica classica.

Ci sono analogie molto forti tra quello che hanno fatto i rapper con la voce e quello che ha fatto Hendrix, per esempio, con la chitarra. Prendere un qualcosa di scorretto e comunicare attraverso di esso. Per Hendrix erano le distorsioni, i feedback e un volume senza controllo. Per i rapper l’elemento di rottura è stata senz’altro la voce: senza intonazione. O meglio, senza quella tradizionale e basata sui rapporti matematici che regolano le armonie, anche le più complesse. La voce del rapper porta innanzi tutto il ritmo, e non l’armonia. Oggi sembra una cosa scontata, ma ai tempi non lo era affatto.

Dicevo appunto che Chuck D è sicuramente il punto di riferimento di questa cultura. Cercando su YouTube ho trovato questo piccolo intervento in una trasmissione televisiva dove lui racconta di un disguido avvenuto il giorno di un concerto a causa del suo inseparabile co-rapper Flavor Flav che aveva perso l’aereo per raggiungere il gruppo in Florida. Al di là della storia divertente, basta ascoltarlo mentre semplicemente parla per capire cosa significa avere la voce e la cadenza da rapper.

 

“Paola is amazing & Vinicio is groovy”

E’ la scritta che c’è su una delle vetrine più creative e simpatiche che mi è capitato di vedere a Berlino. Parto da qui per raccontare questo breve viaggio in quella che viene definita da molti la vera capitale d’Europa. Parto da qui perchè è la prima cosa che mi è tornata in mente dopo poche ore che avevo rimesso piede in patria. Atterrato da poco più di un’ora girovagavo per Milano, sperduto come nel deserto. Cercavo disperatamente un taxi  ma ero arrivato, con i mezzi pubblici, troppo in periferia e ormai era mezzanotte passata. Allora, dopo che anche la Metro ha chiuso proprio alle mie spalle mentre salivo in superficie, ho iniziato a camminare verso una zona della città che di solito è servita. E passeggiando, appunto, non potevo non fare dei paragoni.

Paragoni tra le luci sempre accese della città che avevo appena lasciato e questa desolazione agostiana meneghina. Tra i negozi di mille colori e di mille tipi diversi, oltre ai ristoranti, che si tuffano nelle strade di Berlino, e queste vie di Milano dove ormai ogni 10 serrande almeno 3 appartengono a qualche BANCA. Abbiamo banche dappertutto, fateci caso. Nessuno ha più soldi, ma in ogni città italiana ho l’impressione che ci siano più filiali di banca che famiglie! Qui qualcosa non torna, ho pensato. [Altro che Paola & Vinicio…che magari han capito prima di noi e se la sono svignata? Mah]

Qualcosa non tornava nemmeno nel conto del taxi: 20 euro secchi per 9 km. Tre giorni prima avevo speso 9,60 euro per un paio di km in meno, e sempre alla stessa ora. Ma non è solo questo. E’ questa sensazione che ti assale subito appena torni a casa da Londra, o appunto da Berlino, di avere immediato bisogno della macchina. Berlino è praticamente tutta ciclabile. Anche io avevo la mia bici e la sera me la parcheggiavo in albergo. Poi quando uscivo con i miei amici preferivamo prendere i mezzi o andare a piedi, ma comunque volendo ci si poteva muovere ovunque su due ruote. Uno dei tratti distintivi dei berlinesi è che hanno quasi tutti, uomini e donne, il pantalone destro in basso stropicciato. Infatti se lo tirano su fin sopra al polpaccio ogni volta che montano in sella, per non sporcarlo con la catena della bicicletta. E’ una cosa molto caratteristica.

Per il resto cosa volete che vi scriva in un post? Vi parlo di Alexanderplatz? Della fermata Zoo Station che ha ispirato gli U2 – e un mio post di qualche tempo fa o della panoramica sopraelevata S-Bahn 9? Dell’isola dei musei? Di Potsdamer Platz e del suo spettacolare colpo d’occhio sulle nette differenze architettoniche tra zona est e zona ovest? Del muro, o magari del museo della DDR o della STASI? Dei loro enormi parchi? Dei ponti sotto i quali sorgono negozi e ristoranti pittoreschi? Tutto questo è veramente bello e interessante e lo trovate ben descritto su Wikipedia o sulle guide e via dicendo… non vale la pena scriverne oltre. Diciamo però che mi faceva un certo effetto frequentare questa città proprio in giorni in cui, notizie alla mano, si riproponeva il tema della guerra fredda: un tema che sembrava ormai  morto e – proprio lì – sepolto.

Quello che posso confermare è che si respira un’aria decisamente frizzante e creativa. La città è riuscita in pieno a rispettare, e anzi ad esaltare, tutte le differenze che le danno vita. E’ per questo che mentre camminate avrete l’impressione di incontrare ogni mezz’ora 100.000 persone diverse tra loro, e non solo 1000 – quando va bene – come da noi. E’ come vedere una foto su uno schermo del PC a bassa definizione e con 16.000 colori, rispetto alla stessa foto ad alta definizione e a 16 milioni di colori.

Un suggerimento logistico. Se riuscite a scegliere trovate una collocazione ad EST, meglio se comunque adiacente al Mitte (il loro Centro Città)…io sono rimasto molto colpito dalla ristrutturazione dei famosi casermoni di case popolari della DDR degli anni 70. Hanno il loro fascino, e sono quartieri in cui è bello perdersi. Vi consiglio quindi Karl Marx Allee o ancora meglio, un poco più fuori, Frankfurter Allee (dove ero io).

Un suggerimento mondano. Prima di fare qualsiasi altra cosa di sera, dopo aver cenato, passate al Tacheles. E’ un luogo di ritrovo dei giovani berlinesi che loro utilizzano come base prima di lanciarsi in qualunque altro posto nella lunga notte a base di TechnoMuzik. Non fatevi ingannare dalle foto che lo ritraggono come un semplice centro-sociale nostrano, nè fatevi spaventare all’arrivo dall’aria decadente e da alcune facce che potreste incontrare lungo le scale quando deciderete di salire. Voi entrate e basta. E poi, salite e basta. Non ve ne pentirete.

Ora prendo un giorno di fiato e poi mi darò ad una settimana di mare nel Centro Italia. Ma nell’ultima settimana del mese sarò a Lisbona, e sono curioso di vedere quale contrasto ci sarà tra le due città. Mi hanno detto meraviglie pure di quest’ultima, anche se per ragioni diverse. Se sù avevano la Techno, laggiù c’è il Fado. Vedremo. A presto…

 

36

Tre giorni fa era il mio compleanno. Lì per lì non ha significato molto per me. Non è che ad ogni compleanno e ad ogni capodanno eccetera uno debba necessariamente fare dei bilanci. Però in questi tre giorni sono accadute delle cose che io ho comunque ricondotto al fatto di essere diventato un trentaseienne.

Ve le vado ad elencare.

Ieri stavo per divorare di insulti il conducente di una macchina che mi precedeva a velocità ridicola in seconda corsia sulla A4. Mentre lo superavo, pronto ad ogni gesto e sproloquio possibile, mi sono accorto che era un anziano con a fianco la sua signora. Aveva un aspetto concentratissimo e preoccupatissimo. Ce la stava mettendo tutta anche se francamente era un serio pericolo per sè stesso e per gli altri. Allora mi sono calmato. Anzi mi faceva pena, e quasi avrei voluto difenderlo dagli insulti e le clacsonate impietose di chi a sua volta seguiva me e aveva capito la ragione del pericoloso intoppo autostradale. Ho capito una cosa importante: a trentasei anni è ormai evidente che sono irrimediabilmente un BUONO dentro. Non conta la maschera da perfetto stronzo che ho imparato a mettere nelle situazioni di lavoro, la mia bontà è una cosa più forte di me. [Eppure da quando, piccolissimo, mio padre mi insegnò a giocare a scacchi io ho sempre scelto i NERI. E questa cosa non mi torna.]

L’altro ieri ero un pò depresso perchè non sono riuscito a trovare i biglietti per i Radiohead a Milano. Suonavano all’Arena Civica: un posto incantevole per un concerto. Invece di fare cena all’improvviso ho deciso di prendere la moto, per evitare il traffico, e mi sono diretto lo stesso all’Arena. Ovviamente i biglietti non li ho trovati. Allora mi sono messo sul prato, con la mia birra, e ho iniziato a sentirmi il concerto proprio lì, fuori dallo stadio. Anzi in un punto hanno lasciato anche il portone aperto e si vedevano bene il palco e la folla. E’ stato magico. Un suono straordinariamente bello. Un cielo fantastico. Si è creata un’ atmosfera a dir poco da brivido, e anche passeggiando intorno all’Arena ci si incrociava con le altre persone e si rideva come scemi per questa situazione paradossale e indescrivibile che si era creata. Ho capito dunque un’altra cosa. A trentasei anni è evidente che sono ancora capace di emozionarmi per delle cazzate e di riuscire a rincorrerle. E questo mi ha reso felice.

Stamattina presto ero sul tetto di una scuola nel mio ex-Comune di residenza. Io con i tetti ci lavoro. Sono salito su almeno un centinaio di tetti finora. A dire il vero da circa 2 anni mi occupo solo di marketing e dunque potremmo dire che in questo ultimo periodo sarò salito in copertura sì e no 5 volte. Ormai non ci vado più. Ma oggi sono andato perchè il geometra che mi ha chiamato per chiedermi una mano ha passato troppi guai per quel tetto a causa mia: ai tempi, quando acquisii a sorpresa quella commessa, l’hanno accusato di corruzione, proprio lui che era l’unico pulito in quel Comune. Insomma, non mi sembrava bello mollarlo lì. Ebbene: ho realizzato improvvisamente che non è più tempo di saltellare da un tetto all’altro. Avevo paura. Sarà stata l’ondata di incidenti sul lavoro di cui si sente continuamente. Ho capito con quanta scarsa sicurezza si fanno (e ahimè ho fatto) azioni di lavoro non pensando ai rischi che comportano. [Poi ho notato una cosa: il primo a salire sulla scala traballante è sempre il più sfigato: oggi era un bulgaro. Se fosse caduto probabilmente l’avrebbero assunto il giorno prima. Chiaro no? Poi è toccato al geometra. Infine io, l’ingegnere. Più hai studiato, più hai diritto a non morire in cantiere. Mi è sembrato giusto. A trentasei anni ho focalizzato che i nostri cantieri sono SCANDALOSI, e la sicurezza una vera presa per i fondelli.]