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Il banchiere del malaugurio & il politico jettatore

Super pranzo di lavoro, 19 Novembre. Nostri ospiti due esponenti di vertice – credo il numero 2 e il numero 3 in ordine di importanza – di un notissimo e storico istituto bancario italiano.

Tra un raviolone e una polpettina di agnello, tra un cabernet e la grappina finale, ecco la sentenza dei due uccellacci:

Si, c’è un certo timore nel divulgarlo in giro, ma tutti noi siamo convinti che durante il 2009 chiuderanno circa il 30% delle imprese italiane. Un cataclisma. Già in queste settimane stiamo riducendo il credito, la stessa cosa che da più di un anno si è fatta con i mutui e i privati. Ora tocca alla vostra categoria. Moltissime imprese non avranno l’ossigeno per reggere perchè le loro gestioni finanziarie si basano tutte sul nostro credito e su pagamenti dilazionati. Da domani non sarà più possibile e chi non ha solide basi di patrimonio scomparirà.”

I due gufi, per intenderci, stanno facendo il giro delle aziende per toccare con mano la temperatura dei loro clienti. Così, senza mezzi termini o giri di parole.

Stamattina invece ero nell’ufficio di un noto esponente politico di centro destra. Si è parlato ovviamente per il 99% di affari e per l’1% di politica. Stessa – identica – musica :

“Prepariamoci… noi non vogliamo spaventare nessuno ma i prossimi due anni saranno durissimi. Avremo una crisi pesantissima, in una misura che molti non si aspettano…”

Emigrare? mah… A parte gli scherzi – e chi scherza? – stanno evidentemente per giungere tempi interessanti.

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Funzionare

Alla fine dello stage, dopo un mese di noia passato in uno stabilimento chimico ad Anagni, il dirigente che mi aveva in consegna mi riaccompagnò alla stazione. Stiamo parlando di circa 12 anni fa ma mi ricordo esattamente cosa mi disse.

Cosa abbiamo imparato?

…….-ovviamente-……

Ricordati di questo, allora. Non è difficile far funzionare le macchine, quelle si fanno funzionare sempre, prima o poi. Non sarà mai un problema tecnico a metterti al muro. Al limite troverai qualcuno che lo risolverà per tuo conto. Quello che è difficile è far funzionare le persone.

Quanto aveva ragione.

 

10 euro e tu non esisti più

Non si fermerà mica qua adesso… Porca putt***. Lo sapevo. Ora mi tocca prelevare mentre questo se ne sta seduto sul vaso qui dietro, sul marciapiede. Ma cosa insiste? Gliel’ho detto che non ho moneta. O lo mando a quel paese o quando mi giro mi toccherà riprendere la discussione. Che palle.

E infatti non reggo. Riprendo il bancomat, prendo le banconote….Tieni. Dieci euro. Il tizio – sulla quarantina, di origini arabe – mi prende la mano e me la bacia come fossi il Papa, quasi inginocchiandosi e iniziando a piangere. Ha un odore allucinante. Una giovane coppia con bimba e carrozzina si fa strada a fatica superandoci e ci osserva per capire cosa sta accadendo. E’ tutto ok dico, molto imbarazzato. Anche la gente alla fermata del tram si sta girando curiosa verso di noi. Ben mi sta. Perchè adesso mi vergogno cento volte di più di quanto mi sarei sentito a disagio a insaccare i 150 euro nel portafoglio con lui davanti. Non era un vero atto di carità il mio. L’ho capito proprio mentre mi ringraziava in quel modo scomposto che ha attirato l’attenzione di tutti. La mia era semplice voglia di togliermelo dalle palle, e avevo puntato 10 euro come buonuscita per la mia coscienza, che avrebbe così potuto tornare a pensare a cose serie, del tipo: dove vado adesso a bere qualcosa ? In sostanza: 10 euro e facciamo che tu non esisti, nè tutti quelli come te. Grazie. Che triste equazione eh?

Ai semafori non dò mai un centesimo. Eppure avevo una tradizione davvero bizzarra durante gli anni universitari: mi ero promesso che tutte le volte che un esame fosse andato bene avrei fatto un’elemosina seria al primo lavavetri incontrato sulla via del ritorno a casa. Spesso è accaduto. Seria significava almeno 5000 lire. Che senso aveva? Bo…

Che dire? Esiste un’elemosina giusta o sbagliata? Accettabile o fuori luogo, magari a causa di chi la fa? [cavolo, sono giorni di  continue domande questi! Sarà il caldo] Durante un’intervista ad una rockstar un giornalista ammise di non fare mai beneficenza, proprio perchè vivendo nello showbusiness aveva scoperto quanto poco donassero i divi, che erano ovviamente più ricchi  di lui. Inoltre non mancò di incalzare l’intervistato sull’esempio che le opere di beneficenza di G. Bush fossero davvero fuori luogo, alla lue della politica estera statunitense. Giustamente, a mio avviso, l’intervistatore fu messo in guardia dal seguente ragionamento: per una madre africana che non riesce a garantire la sopravvivenza della propria bimba da un giorno all’altro, tanta è la miseria in cui vive, che differenza c’è tra un giornalista di successo e una rockstar? Minima. Sono talmente lontani dalla sua, di realtà, da confondersi. E’ un nostro discorso di comodo, in sostanza. Sarebbe come dire che non vado a piedi da Milano fino a Bari perchè non ci va quel mio amico che potrebbe partire addirittura dieci km più a sud di me. Il problema non sono quei 10 Km. Noi guardiamo solo quelli, ma la vera fatica è camminare e arrivare fino alla meta, che è ben più lontana.

E ancora. Provate ad andare da quella stessa madre in miseria, e a cui sta morendo la figlia, e provate a sottrarle i mezzi di sussistenza spiegandole che non sono accettabili perchè arrivano da G. Bush, il quale non merita di fare beneficenza. Chi siamo noi agli occhi di quella madre per dire questo? Spetta davvero a noi giudicare se quell’atto è fuori luogo?

 

La ricetta dell’estate

E’ semplicissima: recatevi alla gelateria artigianale più vicina e ordinate una GRANITA MEDIA AL MELONE con sopra una porzione di GELATO ALLA NOCCIOLA. Una bontà senza fine. Una freschezza che non ha prezzo – in realtà costa 2 euro e 60 centesimi –

Nota di mercato numero 1: la Gelateria Artigianale è uno dei pochi casi di micro-azienda italiana in continua crescita nel nostro paese. Crescita a due cifre, ormai da diversi anni.

Nota di mercato numero 2: il Gusto statisticamente più scelto in gelateria è la Nocciola [mi sento proprio un uomo medio: centrato in pieno…è il mio preferito]

Il 5 per mille ad Al Qaeda

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa penso dell’ 11 Settembre. O magari della questione sugli Inceneritori. O magari sul Lodo Alfano. O magari sulla questione Telecom. O magari sulle guerre in Iraq. O magari dei rifiuti in Campania. O magari di Altalia. O magari di eccetera eccetera.

Per saperlo è sufficiente osservare questa foto:

  

Certo che i miei colleghi sono simpatici. Evidentemente le mie invettive durante le pause pranzo stanno sortendo i loro effetti, anche se opposti!! 

Ormai sono considerato il ribelle del gruppo. Ma questa foto presa dal sito di Beppe Grillo e attaccata alla mia poltrona è spettacolare. Sono morto dalle risate.

Breaking News: coltivare l’orto e saper navigare a vela, questo servirà più di tutto fra trent’anni.

Il topolino Chavez butta qualche bombetta in giro per vedere come ci si sente a poter lanciare qua e là qualche missilino giocattolo visto che il gatto, Zio George, guarda già avanti e inizia la Campagna d’Europa per mettere all’angolo l’Iran. Poi toccherà alla Corea del Nord. L’asse del male ha le ore contate. Fiu. Come mi sento sicuro.

[Allora, come sarà risolta questa grana del petrolio?]

La balla dell’altra volta era quella delle armi di distruzione di massa. Quella di questa volta è qualcosa di molto simile. Del resto ha funzionato così bene 5 anni fa la più bella definizione di guerra lampo –  che non si capisce perchè mai alla Casa Bianca avrebbero dovuto spremersi le meningi per trovare scuse diverse. E la macchina della propaganda si è già messa in moto: avete sentito la storia del PC portatile sequestrato allo scienziato pakistano che conteneva gli appunti e gli schemi per l’atomica, probabilmente destinati a Teheran? Roba da fumetti. C’è da notare la grande ingenuità dei nostri sistemi di pseudo-informazione, che all’appuntamento di Bush & Berlusconi hanno dato uno spettacolo giornalistico tipo bambini a scuola che alzano la mano e fanno una non-domanda, mentre nel proiettare il servizio del TG1 sulla visita del presidente USA a Buckingham Palace non sono riusciti a tagliare le immagini vistose di dimostranti in corteo con la scritta “BUSH TERRORIST N.1”. Anche quando in malafede non riescono ad evitare di essere proprio maldestri.

E mentre 1200 scienziati rispondono sul nucleare ai 4 deficenti che decideranno per noi, io mi domando cosa farò concretamente quando sarà evidente che la nostra vita non potrà più essere gestita come oggi. Devo dire che mi sento ottimista. Credo che saremo costretti a trovare un modo di vivere migliore, anche se peserà molto allontanarci da alcune comodità.

Per esempio una macedonia potrebbe costarci 300 euro al kg se volessimo comprarla, e data l’importanza di frutta e verdura sarà il caso di tornare a sapere come procurarci da soli questi beni. Oppure: andare in paesi esotici potrebbe non essere più semplice come adesso per colpa del costo ipotizzato di un viaggio aereo tra venti o trent’anni. Ho letto esternazioni di alcuni direttori di compagnie aeree che hanno annunciato tagli a breve anche fino al 30% sul numero di tratte servite per le località considerate minori. Sarà mica il caso di prepararsi a conoscere a fondo i segreti della vela? Chissà. Certamente sarebbe un viaggio più romantico, ma pure più scomodo e lungo.

Al di là di questi pensieri strambi, immgino che la sfida sarà quella di far convivere un ritorno inevitabile delle nostre attività ad una dimensione LOCALE e RALLENTATA, con il mantenimento di una disponibilità di informazioni GLOBALI e IMMEDIATE. Un bel mix, non c’è che dire.

D’altra parte, per chi fosse spaventato dai cambiamenti epici, si può accennare al fatto che in realtà nessuno conosce con esattezza il tempo davvero necessario per l’esaurimento delle scorte di greggio. Magari la nostra generazione non farà in tempo a vivere a pieno il passaggio dall’era degli idrocarburi a quella delle energie alternative. Comunque sia, siamo certamente entrati nel vivo di questo tema, e anno dopo anno non potrà che essere più dominante rispetto a tutti gli altri.

Le notizie secche in un contenitore, e quelle umide nell’altro, grazie.

So di esordire con un’ovvietà affermando che viviamo nella società della comunicazione e  siamo bombardati  con notizie ed informazioni spesso ridondanti. Propongo dunque, visto anche l’attualità dell’argomento, di fare un poco di raccolta differenziata delle stesse, e mi candido a farlo io dato che in questi giorni di ponte ho letto spesso il giornale. E soprattutto anche perchè il blog è il mio.  [A proposito, devo aprire una parentesi importante & personale: sembra che anche nel mio condominio multietnico terron-immigration-friendly, dove solo il 20% degli inquilini parla italiano – che spesso fa rima con dialetto -siamo riusciti a partire con questa pratica molto importante della raccolta differenziata dei rifiuti. E credetemi, se ci siamo riusciti noi… Ci siamo capiti].

Iniziamo col SECCO: notizie di totale inutilità, se non nocive. Da un lato questo ci permette di sbarazzarcene subito, dall’altro non potrò essere tacciato di anti-istituzionalismo. Dunque:

  1. Napolitano ci avvisa che a Napoli si rischia la catastrofeah.
  2. Napolitano sente che l’Italia potrebbe aver imboccato una via di regresso culturalemmh, doppio ah.
  3. Il Berlusca ha scelto il suo amichetto preferito per questa sua nuova avventura legislativa: si chiama Nicolàs, per gli amici – pensate la gelosia di Putin
  4. Il Berlusca si è lasciato scappare poche ore fa che tutto sommato-quasi quasi non è che poi la soluzione Air France sia da buttare via per sistemare Alitalia- mmhh. chi se lo sarebbe mai aspettato? –

Ecco, direi che col SECCO basta così.

Lasciamoci ora alle spalle tutte queste italianate di bassa Lega, e passiamo all’UMIDO: notizie più succulente e con un minimo di possibilità di riflessione, se lasciate fermentare.

La prima notizia. Sembra che dopo le assegnazioni per i posti nelle scuole materne milanesi, sia scoppiata subito una polemica perchè molte famiglie italiane hanno scoperto di venire in graduatoria dopo famiglie di regolari immigrati con più figli a carico, o comunque in condizioni svantaggiate. Il risultato è che il figlio unico della famiglia Rossi, anzichè poter essere accompagnato alla scuola più vicina a casa sua, dovrà essere accompagnato in un’altra scuola a due isolati dal proprio palazzo. Ma non è tutto, anzi questo è niente. Sentite qua: con ogni probabilità, secondo le ultime statistiche, in alcune classi milanesi la presenza di bambini italiani rispetto a figli di immigrati sarà in rapporto di 1 a 4. Uau! Ci siamo. Tanto per cambiare la nostra Politica è in ritardo di circa 40 anni sulla società: mentre adesso ci si scanna per risolvere ancora il problema immigrato in regola/non in regola”, siamo indietro sulla seconda questione che inizierà tra poco ad emergere, e che è una questione culturale. Finora gli immigrati in regola/non in regola facevano lavori tipo costruire le nostre case nuove, coltivare i nostri campi di frutta e verdura, mungere le nostre vacche nei caseifici,  e così via. Dalla prossima generazione – 1 su 4! siamo pronti a farci curare i denti da un Indiano? A farci revisionare i conti da un Cinese? A entrare in società con un Arabo? Ma soprattutto: siamo pronti ad accettare che i nostri figli, oltretutto in minoranza numerica, si facciano sorpassare anche nella scala sociale dagli ultimi arrivati che soffieranno loro, con merito o magari anche no, delle opportunità di lavoro?? Ecco qual è la prossima – vicina – sfida. Mentre noi ancora, ripeto, non ci capiamo un ca**o di chi deve entrare-si  e  chi deve entrare-no. Io la vedo grigia.

La seconda notizia. Sta partendo anche in Italia – che pure stavolta va intesa come Milano – il progetto di CoHousing. Per chi ha pazienza ci sono molte informazioni qui:  http://cohousing.it/. Per chi non ne ha, basti sapere che si tratta di un progetto a sfondo immobiliare che ha la peculiarità di lasciare agli inquilini di un certo edificio alcuni spazi comuni in cui vivere assieme, secondo le decisioni prese inizialmente da chi stabilisce il contratto di CoHousing stesso. Pur mantenendo imprescindibile la privacy di fondo, garantita dall’accessibilità esclusiva di un inquilino in determinati spazi, si decidono a priori, in fase di progetto, alcuni locali da condividere deliberatamente con gli altri . Potrebbe essere la lavanderia. O la baby-sitting room. I più disinvolti, presumibilmente single, divideranno anche la cucina o addirittura il soggiorno, molto in stile Friends. Chiaramente chi dovesse subentrare a posteriori in locazione si dovrà adattare al contratto di CoHosuing precedente. Non lo so ancora se mi piace o no questa idea, però ci voglio pensare bene. Voglio vedere e tenere sotto controllo come va. Coglie un pò l’atmosfera di solitudine che si capta in molte vite domestiche a più livelli, non necessariamente di chi vive da solo. Va a ricreare, almeno nell’intenzione, quell’atmosfera da vita di casa di corte di un tempo, proprio a Milano. Chi vivrà vedrà.

[Ora scusate ma scendo a portare giù in cortile i sacchetti della differenziata. Sapete, prima quando parlavo del mio condominio, ho omesso di dire che uno dei più restii a fare la differenziazione sono stato proprio io. Il pigro dei pigri, l’egoista fatto uomo. Va bene me ne vergogno…Siete contenti? E comunque adesso non sgarro più.]