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Tre giorni fa era il mio compleanno. Lì per lì non ha significato molto per me. Non è che ad ogni compleanno e ad ogni capodanno eccetera uno debba necessariamente fare dei bilanci. Però in questi tre giorni sono accadute delle cose che io ho comunque ricondotto al fatto di essere diventato un trentaseienne.

Ve le vado ad elencare.

Ieri stavo per divorare di insulti il conducente di una macchina che mi precedeva a velocità ridicola in seconda corsia sulla A4. Mentre lo superavo, pronto ad ogni gesto e sproloquio possibile, mi sono accorto che era un anziano con a fianco la sua signora. Aveva un aspetto concentratissimo e preoccupatissimo. Ce la stava mettendo tutta anche se francamente era un serio pericolo per sè stesso e per gli altri. Allora mi sono calmato. Anzi mi faceva pena, e quasi avrei voluto difenderlo dagli insulti e le clacsonate impietose di chi a sua volta seguiva me e aveva capito la ragione del pericoloso intoppo autostradale. Ho capito una cosa importante: a trentasei anni è ormai evidente che sono irrimediabilmente un BUONO dentro. Non conta la maschera da perfetto stronzo che ho imparato a mettere nelle situazioni di lavoro, la mia bontà è una cosa più forte di me. [Eppure da quando, piccolissimo, mio padre mi insegnò a giocare a scacchi io ho sempre scelto i NERI. E questa cosa non mi torna.]

L’altro ieri ero un pò depresso perchè non sono riuscito a trovare i biglietti per i Radiohead a Milano. Suonavano all’Arena Civica: un posto incantevole per un concerto. Invece di fare cena all’improvviso ho deciso di prendere la moto, per evitare il traffico, e mi sono diretto lo stesso all’Arena. Ovviamente i biglietti non li ho trovati. Allora mi sono messo sul prato, con la mia birra, e ho iniziato a sentirmi il concerto proprio lì, fuori dallo stadio. Anzi in un punto hanno lasciato anche il portone aperto e si vedevano bene il palco e la folla. E’ stato magico. Un suono straordinariamente bello. Un cielo fantastico. Si è creata un’ atmosfera a dir poco da brivido, e anche passeggiando intorno all’Arena ci si incrociava con le altre persone e si rideva come scemi per questa situazione paradossale e indescrivibile che si era creata. Ho capito dunque un’altra cosa. A trentasei anni è evidente che sono ancora capace di emozionarmi per delle cazzate e di riuscire a rincorrerle. E questo mi ha reso felice.

Stamattina presto ero sul tetto di una scuola nel mio ex-Comune di residenza. Io con i tetti ci lavoro. Sono salito su almeno un centinaio di tetti finora. A dire il vero da circa 2 anni mi occupo solo di marketing e dunque potremmo dire che in questo ultimo periodo sarò salito in copertura sì e no 5 volte. Ormai non ci vado più. Ma oggi sono andato perchè il geometra che mi ha chiamato per chiedermi una mano ha passato troppi guai per quel tetto a causa mia: ai tempi, quando acquisii a sorpresa quella commessa, l’hanno accusato di corruzione, proprio lui che era l’unico pulito in quel Comune. Insomma, non mi sembrava bello mollarlo lì. Ebbene: ho realizzato improvvisamente che non è più tempo di saltellare da un tetto all’altro. Avevo paura. Sarà stata l’ondata di incidenti sul lavoro di cui si sente continuamente. Ho capito con quanta scarsa sicurezza si fanno (e ahimè ho fatto) azioni di lavoro non pensando ai rischi che comportano. [Poi ho notato una cosa: il primo a salire sulla scala traballante è sempre il più sfigato: oggi era un bulgaro. Se fosse caduto probabilmente l’avrebbero assunto il giorno prima. Chiaro no? Poi è toccato al geometra. Infine io, l’ingegnere. Più hai studiato, più hai diritto a non morire in cantiere. Mi è sembrato giusto. A trentasei anni ho focalizzato che i nostri cantieri sono SCANDALOSI, e la sicurezza una vera presa per i fondelli.]

 

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8 risposte a “36

  1. Pensa quando ne avrai quarantotto. Se continua il trend non ti arrabbierai più neanche alle riunioni di condominio.
    Scherzi a parte, caro Taco, è così, più si va avanti più cose si capiscono: certo, il requisito essenziale rimane che si vogliano vedere e capire.

  2. beh, a trentasei anni ho realizzato che ci conosciamo da circa ventotto, e che, anche se i nostri incontri sono sempre più sporadici e le nostre vite sempre più diverse, alla fine con il faustino siamo comunque un bel trio…

  3. *dm: non sono mai andato ad una riunione di condominio qui dove abito ora. Di solito gli esiti delle decisioni importanti li ascolto quando la signora che abita sopra casa mia urla le sue impressioni dal balcone verso quella che abita di fianco. E’ quasi più completo, come resoconto, della lettura di un verbale! 😉

    *myskin: ma allora! questa è una sorpresa!…hai ragione, anzi adesso devo dare l’indirizzo del sito anche a Faustino, per la par condicio…

  4. Interessante. La parte finale del tuo post espone, esattamente al contrario, la teoria secondo la quale accendendo una sigaretta in tre dallo stesso fiammifero muore il piu’ piccolo.
    Che ci vuoi fare, tempi moderni.
    (a proposito, lo sai, vero, come mai muore il piu’ piccolo?)

  5. Ciao Brandy, e benvenuto! Non lo so perchè muore il più piccolo: sarà perchè ho smesso di fumare a dicembre e ho perso l’allenamento col fumo? Eppure proprio stasera ne ho fumata “una in due” a scrocco, ma mentre l’accendevamo non eravamo coscienti che qualcuno sarebbe dovuto necessariamente morire. Quindi urge spiegazione. “Urge” si fa per dire: anche domani, o quando sei comodo, va bene. Ma mi interessa saperlo a questo punto… 🙂

  6. Ok. Prima guerra mondiale, in trincea. I cecchini sono sempre alla ricerca di un bersaglio. Nella notte vegliano. I vecchi soldati sanno di essere osservati. Si deve risparmiare sui fiammiferi, ma non sulla vita. Accende per primo il piu’ vecchio, il cecchino vede la fiammella, accende quello un po’ piu’ giovane, il cecchino prende la mira, accende il piu’ giovane dei tre, il cecchino spara.

  7. Ecco, grazie! Non avevo ricondotto alla “situazione trincea” ma l’avevo già sentita questa storia! Non mi era venuta subito in mente. Ma la morale è che adesso sono ancora più felice per aver smesso di fumare…non si sa mai…

  8. comunque, come puoi ben vedere, invertendo l’ordine degli attori il risultato non cambia.
    In trincea veci alpin e bocia, sul tetto bulgari e ingegneri….
    Avevi smesso di fumare, ma hai fumato una sigaretta in due… sù, riprenditi! Io ho smesso da 18 anni….. ah, le mie amate….meglio non pensarci.

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