You see something / You say something

New York, 19 maggio 2009.

Ho scelto Airbag dei Radiohead come canzone da ascoltare dal lettore mp3 nella mia prima passeggiata solitaria lungo la 51esima verso la Broadway, e poi giù ancora fino a Time Square e il Greenwich Village. L’ho scelta perché inizia con un suono di chitarra che secondo me è un decollo, e da quando vedo aerei decollare, per me è sempre significato decollare per arrivare qui.

Le sirene delle auto di pattuglia in questa città scretchano come guidate da un dj, partono e si spengono subito: sentirle come sottofondo della musica da auricolare ha il suo perchè.

Sono quasi le sette e la luce è quella giusta, scatto alcune foto. Noto delle scarpe molto belle al 2020 di Broadway ma costano 230 dollari e mi dico che ho ancora del tempo per pensarci. Mi pentirò perché non passerò più di lì, come a dire che gli errori che si fanno al di qua dell’oceano sono gli stessi che si fanno al di là.

A proposito di scarpe, questi newyorkesi mettono le infradito anche con 23 gradi, e secondo me fanno bene. Le newyorkesi invece hanno la fissazione dei piedi curati, ci sono botteghe dette “NAILS” ad ogni strada e in ogni quartiere, dal più ricco al più povero, dove giovani avvenenti signorine si rilassano dopo il lavoro facendosi fare quella che da noi si chiama pedicure.

Sta finendo Airbag, e ci vorrebbe un airbag in effetti per attutire lo scontro frontale con questa realtà e questa cultura che mi ha preso un po’ alla  sprovvista. Servono dei giorni per adattarsi: all’andata ma anche al ritorno, quando sei sceso dalla giostra e ti tocca scalare un po’ di marce.

Uscito dal bancomat intravedo un distinto e abbronzato signore di mezza età, tipico aspetto da colletto bianco, che piazza un cavalletto tipo “leggìo” di fronte ad un grattacielo pieno d’uffici proprio all’ora di fine giornata, quando tanti suoi simili stanno uscendo. Continua a leggere

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Versi

Post altamente incompleto, ma  per certi versi anche fin troppo denso di.

 

“La mia anima non stilla miele e dolcezze,

happiness and truth,

bisogni naturali.

Ma io ho una bambina, negli intervalli,

che mi accarezza i bianchi capelli.

E gli anni si fanno docili al suo tocco,

mi bacia sulle guance crudeli,

e giochi pazienti di rami mi intreccia,

con le sue pupille, da gatta.”

Ecco com’è che va il mondo – F. Battiato

 

 

“We don’t have to worry,

life goes where it does.

Faster than a bullet

from an empty gun.

Turn yourself over,

loose change we could spend,

grinding down diamonds

round

round

round the bend.”

Round the bend – Beck

Hope

A costo di sembrare banali. Tanto è stato lo stupore che mi ha colto nell’ascoltare e vedere il discorso di Obama all’università del Cairo, che ho avuto un moto di entusiasmo misto a ottimismo e speranza.

Sono tornato da poco dagli States. Non li conosco se non superficialmente, ma l’aria che si respira mi piace, e non lo davo affatto per scontato. Dopo aver sentito e guardato Obama aggiungo 100 punti a questa mia impressione. Il suo discorso  non va solo letto, ma deve essere ascoltato e guardato perchè è il modo in cui le dice, quelle cose, che aggiunge valore. Esattamente come il viso e il tono con cui si dicono certe porcherie nella nostra triste “provincia” fanno perdere spesso la voglia di lottare per cambiare.

Domani andrò a votare, grazie a You Tube e a questo presidente nero che sento più mio da stasera. Lo considero un segno dei tempi che cambiano, almeno per me.

Tra labbroni e lacrimoni, ecco le note che non ti aspettavi…

Non c’era nemmeno bisogno di farla piangere così tanto, almeno secondo me, per convincerci che era brava. Angelina Jolie ha recitato una grande parte nel film Changeling. Dicono che recitare grandi parti sia più semplice se si recita in un grande film, e questo lo è. La scrittura è di un certo Clint Eastwood.

Ma la sorpresa è arrivata alla fine del film questa volta. E non intendo il finale della storia, intendo proprio i titoli di coda. Sembra infatti che questo tal Clint Eastwood oltre a recitare, dirigere e scrivere ottimi film, si diletti anche nel comporne le colonne sonore. Insomma, me ne stavo inchiodato sul divano cercando una scusa tra i titoli che scorrevano per rimanere all’ascolto di questa musica bellissima, e cosa ti leggo? Music by Clint Eastwood.

Tanto di cappello. E quando sarai stanco vai pure in pace Clint, che Dio ti benedica. Amen.

PS – questo post me lo ero tenuto in canna così come tanti altri, ma avendo visto un paio di giorni fa GRAN TORINO, non potevo non pubblicarlo. Tutto confermato: grande film, ottima colonna sonora, sempre tutto by Clint Eastwood (e Kylie, che può essere la moglie o più facilmente la figlia, non ho voglia di controllare).

Pensare in grande

Riporto fedelmente un articolo uscito su www.disinformazione.it che mi ha molto colpito. Buona lettura.

 

UN DIRITTO DA 20 MISERI CENTIMETRI? – Di Paolo Barnard, 31 Ottobre 2008.

E’ l’estate del 2000, sono a Boston per la mia prima intervista a Noam Chomsky. A chi non lo conoscesse rammento che Chomsky è il più noto intellettuale dissidente americano di sempre, definito dal New York Times “probabilmente il più importante pensatore vivente”, ed è il linguista di maggior calibro del XX e XXI secolo. Insegna al prestigioso Massachussets Institute of Technology (MIT), dove è professore ordinario.

Bene, sto per incontrare questo mostro sacro della cultura accademica nel suo ufficio all’MIT e vengo avvisato dal suo segretario che l’intervista non potrà durare più di 60 minuti, poiché “Chomsky ha un importante appuntamento alle 17 precise”. Non nascondo a costui il mio disappunto: rappresento un network televisivo nazionale (RAI), sono venuto da oltreoceano per intervistare il professore, ho preso questo appuntamento 3 mesi fa, e ora ho solo 60 minuti per montare la telecamera, i microfoni, fare le prove audio e video, poi sbrigare un tema come il Debito del Terzo Mondo, Fondo Monetario, Banca Mondiale, sperequazione della ricchezza… Niente da fare, il prof. ha un impegno. Fine della discussione.

L’intervista è piacevole, Chomsky è gentile, tutto fila liscio, ma dopo 59 minuti, accidenti a lui, il segretario bussa lievemente alla porta e si mostra a Chomsky attraverso il riquadro di vetro della stessa. Sessanta secondi dopo è l’intellettuale in persona che con un sorriso mi dice “time’s up, sorry..”, il tempo è finito, spiacente. Un rapido saluto, stretta di mano e fuori dallo studio con tutti i marchingegni del mio mestiere. Chomsky richiude l’uscio alle mie spalle.
Sono nell’anticamera indaffarato ad arrotolare cavi, riporre microfoni, controllare le cassette, ma non manco di guardarmi intorno in attesa dell’arrivo di questo ospite così imprescindibile. Non c’è, non arriva, nessuno ha suonato, non ci sono colleghi di altri network in coda per un’intervista. Il segretario armeggia col suo pc, un paio di tizi (presumibilmente docenti) camminano da un ufficio all’altro senza alcuna intenzione di dirigersi da Chomsky, un ragazzino meno che ventenne se ne sta seduto alla mia destra sfogliando testi e appunti. Per il resto calma piatta. Ma dov’è sto pezzo da novanta per cui mi hanno messo le braci al sedere?

Saranno passati sette minuti, quando Chomsky riapre l’uscio dello studio e con fare cortese invita il ragazzino ad entrare. I due si accomodano e iniziano la conversazione, li vedo attraverso il riquadro in vetro. Ancora la mia mente si rifiuta di arrendersi all’ovvia realizzazione, e in un residuo sforzo di capricciosa incredulità mi spinge a chiedere al segretario “ma è quel giovane l’appuntamento importante?”. “Sì, è uno del primo anno, un ordinario colloquio col prof.”, giunge serafica la risposta del mio interlocutore. Riparto per l’Italia.

Devo fare rewind e proprio spiegarvelo? No, sicuramente non serve. Cari studenti, questa scena affatto isolata nel panorama accademico statunitense appartiene a un ‘film’ che se mai verrà proiettato in Italia sarà forse fra un secolo, o probabilmente di più. Essa ci parla di un essere nell’università che dista da noi italiani come Marte dalla Terra, di una riforma vera, epocale, di un concentrato di democrazia, diritti, intelligenza, umiltà, pedagogia, libertà che nessuno qui da noi neppure si sogna di sognare. Noi, poveracci, siamo arditamente alle prese con la preistoria della riforma del sapere e dell’insegnare. Qualcuno, qui, se lo immagina un grande barone universitario italiano sbarazzarsi velocemente della CBS, di France 2 o della ZDF tedesca per onorare un colloquio con un ‘primino’ di neppure vent’anni?

E allora. Chiedo a tutti e con vero pathos: perché abbiamo rinunciato a immaginare un ‘altro mondo’? Perché ci facciamo sempre ingannare da chi ci convince che il cambiamento significa conquistare due metri quadri in più di pollaio puzzolente, e non, come dovrebbe essere, miglia e miglia di prati e colline, valli e montagne dove respirare veramente? Perché ci scanniamo per ottenere due metri quadri in più di finanziamenti o di risicate riformucole da strappare alla Gelmini e non lottiamo invece per un’istruzione nuova a cominciare dalla dignità di ogni singolo studente che deve essere il protagonista importante, il numero uno delle priorità di ogni docente, imprescindibile appuntamento senza se né ma, oggetto-soggetto di un diritto attorno a cui ruota tutto il sistema istruzione, e vi ruota con UMILTA’?

Non capite, studenti, che il gioco più perverso dell’era politica contemporanea è proprio il riformismo? E’ quella cosa che ci ha tutti convinti che lottare per i diritti del nostro futuro significhi ottenere qualche decimetro in più nella catena che ci hanno messo ai piedi. Oggi ci hanno convinti, e lo ripeto, che libertà e rivoluzione, che riforma e miglioramento significhino potersi allungare di altri 20 centimetri dal muro cui siamo incatenati nel pollaio in cui siamo rinchiusi. E ce l’hanno fatta: noi siamo proprio ridotti così, completamente dimentichi della possibilità di avere Diritti Veri e una Vita Inedita, ma del tutto inedita, in questo caso un’istruzione da secolo nuovo. Insomma, un’altra esistenza dirompente nel cambiamento, così come l’umanità ha sempre saputo fare nella sua uscita dalla barbarie verso la civiltà. No, nel XXI secolo del riformismo siamo stati ridotto a sentirci trionfanti se un Walter Veltroni riuscirà col referendum a donarci 20 centimetri di riforma dell’istruzione in più. Ed è così in ogni campo del nostro vivere.

No, no  e no! Cosa avrete risolto quando e se la Gelmini avrà fatto marcia indietro? Perché non mettiamo tutta questa energia oggi esplosa nelle piazze per arrivare a una scuola che non ci devasti l’anima, che non ci faccia odiare la cultura, che sia il nostro regno del rispetto nell’età più sensibile di tutta la vita, che non ci insegni le virtù del servilismo e dell’arroganza, dove non ci si senta con le ossa svuotate di fronte alle cattedre o ad aspettare nei corridoi i favori dei baroni? Dove a neppure vent’anni si possa entrare a colloquio dal tuo professore sul tappeto rosso, mentre fuori dallo studio, in corridoio, al resto del mondo tocca di aspettare voi e la piena soddisfazione del vostro diritto.

Immaginare in grande, immaginate in grande.

Il banchiere del malaugurio & il politico jettatore

Super pranzo di lavoro, 19 Novembre. Nostri ospiti due esponenti di vertice – credo il numero 2 e il numero 3 in ordine di importanza – di un notissimo e storico istituto bancario italiano.

Tra un raviolone e una polpettina di agnello, tra un cabernet e la grappina finale, ecco la sentenza dei due uccellacci:

Si, c’è un certo timore nel divulgarlo in giro, ma tutti noi siamo convinti che durante il 2009 chiuderanno circa il 30% delle imprese italiane. Un cataclisma. Già in queste settimane stiamo riducendo il credito, la stessa cosa che da più di un anno si è fatta con i mutui e i privati. Ora tocca alla vostra categoria. Moltissime imprese non avranno l’ossigeno per reggere perchè le loro gestioni finanziarie si basano tutte sul nostro credito e su pagamenti dilazionati. Da domani non sarà più possibile e chi non ha solide basi di patrimonio scomparirà.”

I due gufi, per intenderci, stanno facendo il giro delle aziende per toccare con mano la temperatura dei loro clienti. Così, senza mezzi termini o giri di parole.

Stamattina invece ero nell’ufficio di un noto esponente politico di centro destra. Si è parlato ovviamente per il 99% di affari e per l’1% di politica. Stessa – identica – musica :

“Prepariamoci… noi non vogliamo spaventare nessuno ma i prossimi due anni saranno durissimi. Avremo una crisi pesantissima, in una misura che molti non si aspettano…”

Emigrare? mah… A parte gli scherzi – e chi scherza? – stanno evidentemente per giungere tempi interessanti.

Poveri noi, poveri loro. Poveri tutti.

Alle otto e mezza c’è Otto e Mezza su la 7. Ma questo lo sapete già.

Chi c’era venerdì? Ospiti d’onore, che promettevano scintille. Da una parte Marco Travaglio e dall’altra Capezzone (che secondo me è meno famoso, altrimenti mi ricorderei, anche di lui, il nome di battesimo).

Il tema – con grande originalità della redazione – è : Esiste l’Antiberlusconismo o no? [Vi prego, aspettate un’attimo, lo so… Non è questo il punto, non andate via.] Travaglio, che non mi sta simpatico ma per lo meno ha una certa credibilità, ha detto le cose che tutti noi che navighiamo su internet conoscevamo già. Niente di più, niente di meno. Credibile nei contenuti e nei modi, in ogni caso.

Capezzone rappresenterebbe invece il nuovo che avanza sul vecchio mezzo, cioè la TV. Dio mio. Al di là della rissa verbale da bar, inevitabilmente da lui cercata e visibilmente auspicata dai conduttori, gli argomenti del giovane portavoce –e portatutto-  del PDL erano imbarazzanti. Quell’uomo ha tradito la mia speranza nel futuro di questo paese (se ancora ce n’era un poco). Come può un giovane così preparato, così ben parlante, così istruito e intelligente, poter pensare davvero tutte le cagate che ha detto? E’ questo il futuro che ci aspetta?

Stavo meglio, ma molto meglio, senza la TV. Questa è la verità. L’altra verità e che se qualcuno – come Capezzone – mi sta antipatico a pelle, devo imparare a darmi ragione più spesso e subito.

Del resto Oscar Wilde ha detto (e forse in passato l’ho già citata):

“Bisogna essere davvero superficiali, a non giudicare dalle apparenze.”

Buona YOUTUBE visione: