Dunque. Si dice che gli atleti dediti a sport di resistenza, come per esempio la Maratona o il Triatlon, sviluppino una capacità maggiore di ascoltare il proprio corpo e di sentire quante forze sono rimaste, per poterle gestire al meglio nell’atto agonistico.
Qualcosa del genere mi avrebbe fatto molto comodo sabato scorso. Ma andiamo con ordine.
L’idea principale era di fare una bella gita motociclistica eno-gastronomic-panoramica sul lago di Lecco. Così con un mio amico -nonchè mio mentore per tutto ciò che riguarda le due ruote - siamo partiti alla volta del lago alle 11 di mattina circa. Per tutta l’ora precedente avevo approfittato comunque della bella mattinata per fare altri giri in moto e sbrigare delle commissioni.
Una volta arrivati a Lecco abbiamo deciso di trovare un posto per mangiare non troppo affollato e commerciale, così abbiamo iniziato a costeggiare il lago verso nord fino ad imbatterci in un posticino davvero valido, che vi segnalo. Si trova qui. E si chiama così. Cibo notevole, vino ottimo, e una spettacolare terrazza a strapiombo sull’acqua.
Proprio durante il pranzo, a sorpresa, ho sentito squillare - vibrare – il cellulare. All’altro capo del non-filo c’erano due miei colleghi che mi chiedevano se avessi voglia di fare un giro in moto proprio nella zona dove eravamo noi. Allora, vista la coincidenza, ci siamo dati appuntamento per le 15 davanti al Mac Donalds del lungolago di Lecco.
Tuttavia, una volta di nuovo a Lecco, il mio amico ha deciso di lasciar perdere e di tornare a Milano. Era stanco, e dopo cibo+vino & curve a volontà aveva deciso che era sazio, e quindi avebbe declinato la gita del pomeriggio.
A dire il vero ero stanco e poco lucido anche io. E qui, se fossi stato un maratoneta -come dicevo all’inizio – o semplicemente meno pirla, avrei seguito il consiglio del suddetto amico. E invece no. Pronti e via, alle 15.30 ero di nuovo in sella alla moto per affrontare quella che doveva essere una semplice passeggiata attraverso un passo di montagna che collegava due valli. O meglio, semplice per chi in moto ci va da anni ed era fresco come una rosa.
Ora: analizzando anche solo aritmeticamente i seguenti numeri si scopre che quanto sarebbe accaduto da lì a breve era del tutto prevedibile. Infatti:
temperatura esterna : 33 gradi anche se c’era vento
miei anni di esperienza in moto: 1
anni d’esperienza dei miei compagni di viaggio : rispettivamente 20 e 14
vino ingerito durante il pranzo : 1 bottiglia in 2
ore di moto già percorse in giornata da me prima della partenza : circa 4
difficoltà del percorso da 1 a 10 : 8
Insomma, per non farla troppo lunga: dopo due ore di curve infinite, dove non riuscivo a stare al passo con gli altri due, curve tutte in salita, tutte a gomito, tutte cieche, con l’asfalto più brutto dell’universo eccetera…è successo che qui a Esino Lario, dove c’è il pallino rosso, mi avreste visto volare alle 18.15 in punto lungo una curva, leggiadro nei miei 85 kg di peso, dritto sull’asfalto, cadendo in avanti e sdraiandomi come fanno i calciatori quando vanno a festeggiare sotto alla loro curva dopo una vittoria importante.
E infatti ho festeggiato anch’io. Ho festeggiato il fatto che alla fine dei conti me la sono cavata con davvero poco o niente: un paio di ferite non profonde e parecchi lividi ma niente di che, a parte la paura del momento. Merito dei guanti e della giacca con le protezioni, che in queste cadute a modeste velocità fanno la differenza.
Ora, la cosa davvero più impietosa, quella che mi fa stare male, è che la mia povera moto è ancora là. Ha perso troppi liquidi e si è rotta la pedana del cambio, così era inguidabile e l’abbiamo dovuta lasciare ferma, tornando giù a valle per le mie prime medicazioni. So che ieri notte ci sono stati temporali in quella zona e me la immagino, tutta sola e sanguinante, a 1000 metri, appoggiata alla costa della montagna sull’erba, coperta da qualche ramo per non attirare troppo l’attenzione di qualche malintenzionato.
Ecco, lei non si meritava tutto questo. Io invece si.
UPDATE – Finalmente ieri sera tardi ho avuto la conferma di una buona notizia che mi era arrivata nel pomeriggio. Uno dei due colleghi che erano con me è tornato sul luogo del delitto ed è riuscito, anche se con fatica e dopo qualche aggiustamento fai-da-te, a portare indietro la moto fino a Milano. Stasera dovrebbe tornare nel box, a riposare prima di essere rimessa a posto. Grazie Flavione!