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Nel nome del padre

Settembre 14, 2008 · 2 Commenti

Lo sapevo che sarei arrivato tardi a questo appuntamento. Il compleanno di mio padre era 5 giorni fa.

Che dire. Adesso me lo immagino mentre si coltiva la sua vigna nuova di zecca, beatamente coccolato da moglie, figlia e nipotame vario nella sua terra d’origine.

Pensavo, il giorno del suo compleanno, alla volta che mi ha fatto più incazzare e alla volta che invece mi è piaciuto di più.

Incazzare - Quando facevo la terza o quarta elementare, nella divisione dei compiti familiari c’era che al ritorno da scuola io avrei dovuto accendere l’acqua per la pasta. In questo modo mio padre avrebbe potuto cuocere velocemente la pasta, che era il piatto unico della sua rapida pausa pranzo prima di tornare in ufficio. Mia madre lavorava lontano e dunque non mangiava con noi. Un bel giorno, un giorno come tanti, nell’assolvere il mio compito ho dimenticato completamente di mettere il sale nell’acqua prima di accendere il fornello. Fatalmente mio padre aveva preparato come condimento le salsiccie del suo paese rosolate in padella con burro e salvia eccetera eccetera. Era il suo piatto preferito. Insomma, al primo assaggio della pasta si è accorto che era una schifezza perchè mancava il sale. Allora con un gesto repentino ha preso il suo piatto e l’ha rovesciato tutto nel lavandino, con fare stizzito. Poi si è rivestito velocemente e senza dire una parola se n’è andato. Io e mio fratello siamo rimasti a mangiare abbastanza in silenzio. Io, in particolare, non ci sono rimasto granchè bene. Diciamo che da quel momento credo di non aver mai più dimenticato di mettere il sale per la pasta in vita mia.

Piaciuto - Un po’ di anni dopo la scena del sale, a tavola si era in 6+1. Nel senso che eravamo quattro figli, due genitori + 1 cane. La casa però era sempre quella, e cioè con due camere da letto. Si può intuire come ci fosse un certo sovraffollamento. Il partito del “Cambiamo Casa” era condotto con forza da nostra madre. Il partito del “Dove cazzo li trovo i soldi?…questi figli mi stanno dissanguando! era condotto con forza da mio padre. Anche noi figli eravamo equamente schierati: le due femmine con la madre [x forza, dormivano in sala nel divano letto] e io e mio fratello con mio padre [l'importante era avere i soldi per la benzina, le sigarette e il calcetto, ora e subito!]. A rompere l’equilibrio non fu il cane, bensì un uomo politico locale di un certo rilievo nei lavori pubblici, nonchè amico di lunga data di mio padre. Il suo suggerimento aumma aumma fu di recarsi a suo nome presso la bottega aumma aumma di un barbiere da lui indicato, e nel retro della bottega compilare il foglio aumma aumma che avrebbe contenuto i nominativi degli eletti= coloro aventi diritto a far parte di una cooperativa per realizzare una nuova palazzina residenziale di alto livello proprio nella nostra città. Il tutto a prezzi assolutamente abbordabili. La fortuna sembrò essersi finalmente accorta di noi. La sfortuna invece volle che proprio la mattina in cui era diretto alla suddetta bottega, mio padre si imbattè in una signora di nostra lontana conoscenza che nel raccontare come andava la sua vita arrivò a sfogarsi quasi piangendo e descrivendo una situazione allo sfascio [=bilocale in affitto+due figli a carico+nonna in casa+marito in carcere]. La signora era in cerca disperata di una casa. Morale della favola: mio padre, che già non si sentiva a suo agio nel gestire questo imbroglio ma lo stava facendo solo per mia madre, alla fine rinunciò all’inciucio e nella bottega del barbiere ci mandò la signora. Al ritorno a casa manco riusciva a guardare mia madre in faccia perchè sentiva di averla fatta grossa. Poi seguirono un certo numero di discussioni animate, e tutto quel genere di cose che fanno le donne quando sono incazzate e te la vogliono far pagare, tipo tenere il muso, sbattere un pò forte le ante degli armadi e della cucina, chiudersi in sala a leggere o vedere la televisione senza parlare, cose così. La guerra fredda tra i miei genitori a causa di questo episodio, e non scherzo, è durata per circa un anno, fino a che mia madre si rassegnò perchè aveva capito che se non era andata in porto quell’occasione, probabilmente non ce ne sarebbero state altre. E infatti non ce ne furono. [tra l'altro quella casa alla signora non gliela diedero nemmeno, ma la dirottarono verso una cooperativa di serie B...meglio che niente comunque]

 

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Sideways e l’elogio dell’invecchiamento [o meglio, degli sceneggiatori]

Luglio 9, 2008 · 7 Commenti

Per il mio compleanno mi hanno regalato un libro che sto praticamente divorando. Quando io divoro un libro vuol dire che ci sono buone possibilità innanzi tutto di finirlo, e poi che non ci metterò nemmeno tanto, tipo due o tre mesi. Ognuno ha i suoi tempi. Comunque, il libro si intitola ”Elogio dell’invecchiamento” e l’autore è Andrea Scanzi – mi dicono sia stato il biografo di Roberto Baggio, sticazzi: ognuno ha il suo curriculum[ Il link è da qualche parte sulla destra del vostro telescherm- ehm, volevo dire monitor].

Si parla di vino. E vabbè. Però proprio nel primo capitolo si consuma l’episodio più spettacolare di tutto il volume, e cioè la citazione da parte dell’autore del film minore Sideways. Ad essere sincero, ad esserlo fino in fondocome un buon vino, per esempio -  non è che inizialmente mi fosse venuta tutta questa voglia di andarmi a cercare il film in questione. E infatti mi ci sono imbattuto per caso domenica, costretto sul divano a vedere la TV spremendo il telecomando fino a che su Retequattro a mezzanotte è iniziata la proiezione di questa spettacolare pellicola. [anzi, propongo una definizione per il termine orribile di film minore: film che finisce con l'essere proiettato una domenica di luglio a mezzanotte, e su Rete 4, oppure -aggiungo- alle 18 di un giorno feriale ad agosto e su Italia 1]

Nella scena più famosa del film, che viene citata e commentata egregiamente nel libro,  Maya (Virginia Madsen) sta cercando in qualche modo di sedurre Miles (Paul Giamatti), ma è in difficoltà perchè lui è depresso per un matrimonio fallito  e pensa solo al vino. Allora, come sottolinea bene Scanzi nel suo libro, gli sceneggiatori compiono un doppio capolavoro con il personaggio di Maya. Prima le fanno dire una frase che rappresenta la tipica capacità femminile di fungere volutamente e perfettamente da cassa di risonanza  per le elucubrazioni maschili, tipo “…Posso farti una domanda personale? Perchè sei fissato con il Pinot Nero?…”. E qui lui inizia la classica pappardella da sommelier professionista, scolastico, noioso, autocelebrativo e chi più ne ha più ne metta. Poi, quasi per cortesia, è lui a chiedere : “E a te, perchè piace il vino?”. E qui la buona Virginia, o per meglio dire chi le mette le parole in bocca, cala un poker d’assi da antologia, perchè dice:

“Il mio ex marito aveva una splendida cantina, la usava per impressionare gli amici. Così ho scoperto di avere un palato molto fine. E più bevevo, più amavo quello che il vino mi faceva capire. La verità è che amo pensare alla vita di un vino. Il vino è un essere vivente. E amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino: se c’era il sole, o se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. E se un vino è d’annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continua a evolversi, e se apro una bottiglia oggi avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se l’aprissi un altro giorno. Perchè una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita, ed è in costante evoluzione e acquista complessità. Finchè non raggiunge l’apice, e poi inizia il suo lento, inesorabile, declino. E che sapore. Cazzo quanto è buono.” 

Colpito e affondato.

[Per chi ha voglia, la scena è su questo link]

 

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