Post da Agosto 2008

“Paola is amazing & Vinicio is groovy”

Agosto 18, 2008 · 2 Commenti

E’ la scritta che c’è su una delle vetrine più creative e simpatiche che mi è capitato di vedere a Berlino. Parto da qui per raccontare questo breve viaggio in quella che viene definita da molti la vera capitale d’Europa. Parto da qui perchè è la prima cosa che mi è tornata in mente dopo poche ore che avevo rimesso piede in patria. Atterrato da poco più di un’ora girovagavo per Milano, sperduto come nel deserto. Cercavo disperatamente un taxi  ma ero arrivato, con i mezzi pubblici, troppo in periferia e ormai era mezzanotte passata. Allora, dopo che anche la Metro ha chiuso proprio alle mie spalle mentre salivo in superficie, ho iniziato a camminare verso una zona della città che di solito è servita. E passeggiando, appunto, non potevo non fare dei paragoni.

Paragoni tra le luci sempre accese della città che avevo appena lasciato e questa desolazione agostiana meneghina. Tra i negozi di mille colori e di mille tipi diversi, oltre ai ristoranti, che si tuffano nelle strade di Berlino, e queste vie di Milano dove ormai ogni 10 serrande almeno 3 appartengono a qualche BANCA. Abbiamo banche dappertutto, fateci caso. Nessuno ha più soldi, ma in ogni città italiana ho l’impressione che ci siano più filiali di banca che famiglie! Qui qualcosa non torna, ho pensato. [Altro che Paola & Vinicio...che magari han capito prima di noi e se la sono svignata? Mah]

Qualcosa non tornava nemmeno nel conto del taxi: 20 euro secchi per 9 km. Tre giorni prima avevo speso 9,60 euro per un paio di km in meno, e sempre alla stessa ora. Ma non è solo questo. E’ questa sensazione che ti assale subito appena torni a casa da Londra, o appunto da Berlino, di avere immediato bisogno della macchina. Berlino è praticamente tutta ciclabile. Anche io avevo la mia bici e la sera me la parcheggiavo in albergo. Poi quando uscivo con i miei amici preferivamo prendere i mezzi o andare a piedi, ma comunque volendo ci si poteva muovere ovunque su due ruote. Uno dei tratti distintivi dei berlinesi è che hanno quasi tutti, uomini e donne, il pantalone destro in basso stropicciato. Infatti se lo tirano su fin sopra al polpaccio ogni volta che montano in sella, per non sporcarlo con la catena della bicicletta. E’ una cosa molto caratteristica.

Per il resto cosa volete che vi scriva in un post? Vi parlo di Alexanderplatz? Della fermata Zoo Station che ha ispirato gli U2 – e un mio post di qualche tempo fa - o della panoramica sopraelevata S-Bahn 9? Dell’isola dei musei? Di Potsdamer Platz e del suo spettacolare colpo d’occhio sulle nette differenze architettoniche tra zona est e zona ovest? Del muro, o magari del museo della DDR o della STASI? Dei loro enormi parchi? Dei ponti sotto i quali sorgono negozi e ristoranti pittoreschi? Tutto questo è veramente bello e interessante e lo trovate ben descritto su Wikipedia o sulle guide e via dicendo… non vale la pena scriverne oltre. Diciamo però che mi faceva un certo effetto frequentare questa città proprio in giorni in cui, notizie alla mano, si riproponeva il tema della guerra fredda: un tema che sembrava ormai  morto e - proprio lì – sepolto.

Quello che posso confermare è che si respira un’aria decisamente frizzante e creativa. La città è riuscita in pieno a rispettare, e anzi ad esaltare, tutte le differenze che le danno vita. E’ per questo che mentre camminate avrete l’impressione di incontrare ogni mezz’ora 100.000 persone diverse tra loro, e non solo 1000 – quando va bene – come da noi. E’ come vedere una foto su uno schermo del PC a bassa definizione e con 16.000 colori, rispetto alla stessa foto ad alta definizione e a 16 milioni di colori.

Un suggerimento logistico. Se riuscite a scegliere trovate una collocazione ad EST, meglio se comunque adiacente al Mitte (il loro Centro Città)…io sono rimasto molto colpito dalla ristrutturazione dei famosi casermoni di case popolari della DDR degli anni 70. Hanno il loro fascino, e sono quartieri in cui è bello perdersi. Vi consiglio quindi Karl Marx Allee o ancora meglio, un poco più fuori, Frankfurter Allee (dove ero io).

Un suggerimento mondano. Prima di fare qualsiasi altra cosa di sera, dopo aver cenato, passate al Tacheles. E’ un luogo di ritrovo dei giovani berlinesi che loro utilizzano come base prima di lanciarsi in qualunque altro posto nella lunga notte a base di TechnoMuzik. Non fatevi ingannare dalle foto che lo ritraggono come un semplice centro-sociale nostrano, nè fatevi spaventare all’arrivo dall’aria decadente e da alcune facce che potreste incontrare lungo le scale quando deciderete di salire. Voi entrate e basta. E poi, salite e basta. Non ve ne pentirete.

Ora prendo un giorno di fiato e poi mi darò ad una settimana di mare nel Centro Italia. Ma nell’ultima settimana del mese sarò a Lisbona, e sono curioso di vedere quale contrasto ci sarà tra le due città. Mi hanno detto meraviglie pure di quest’ultima, anche se per ragioni diverse. Se sù avevano la Techno, laggiù c’è il Fado. Vedremo. A presto…

 

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Small Talks #1

Agosto 9, 2008 · Lascia un Commento

Ieri ho comprato un libro che mi è stato insistentemente consigliato da un collega. Non è male anche se non voglio parlarne qui e ora. C’è tempo. Comunque è pieno zeppo di citazioni, e un paio sono già andate a segno, nel senso che mi hanno colpito. Così da oggi ho deciso che quando qualcuna di queste citazioni mi colpirà io ve la riporterò.

 

Molti passi falsi vengono compiuti stando fermi.

Biscotti della fortuna

 

Chi vive secondo i propri mezzi soffre di mancanza di immaginazione.

Oscar Wilde

 

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10 euro e tu non esisti più

Agosto 6, 2008 · 3 Commenti

Non si fermerà mica qua adesso… Porca putt***. Lo sapevo. Ora mi tocca prelevare mentre questo se ne sta seduto sul vaso qui dietro, sul marciapiede. Ma cosa insiste? Gliel’ho detto che non ho moneta. O lo mando a quel paese o quando mi giro mi toccherà riprendere la discussione. Che palle.

E infatti non reggo. Riprendo il bancomat, prendo le banconote….Tieni. Dieci euro. Il tizio – sulla quarantina, di origini arabe - mi prende la mano e me la bacia come fossi il Papa, quasi inginocchiandosi e iniziando a piangere. Ha un odore allucinante. Una giovane coppia con bimba e carrozzina si fa strada a fatica superandoci e ci osserva per capire cosa sta accadendo. E’ tutto ok dico, molto imbarazzato. Anche la gente alla fermata del tram si sta girando curiosa verso di noi. Ben mi sta. Perchè adesso mi vergogno cento volte di più di quanto mi sarei sentito a disagio a insaccare i 150 euro nel portafoglio con lui davanti. Non era un vero atto di carità il mio. L’ho capito proprio mentre mi ringraziava in quel modo scomposto che ha attirato l’attenzione di tutti. La mia era semplice voglia di togliermelo dalle palle, e avevo puntato 10 euro come buonuscita per la mia coscienza, che avrebbe così potuto tornare a pensare a cose serie, del tipo: dove vado adesso a bere qualcosa ? In sostanza: 10 euro e facciamo che tu non esisti, nè tutti quelli come te. Grazie. Che triste equazione eh?

Ai semafori non dò mai un centesimo. Eppure avevo una tradizione davvero bizzarra durante gli anni universitari: mi ero promesso che tutte le volte che un esame fosse andato bene avrei fatto un’elemosina seria al primo lavavetri incontrato sulla via del ritorno a casa. Spesso è accaduto. Seria significava almeno 5000 lire. Che senso aveva? Bo…

Che dire? Esiste un’elemosina giusta o sbagliata? Accettabile o fuori luogo, magari a causa di chi la fa? [cavolo, sono giorni di  continue domande questi! Sarà il caldo] Durante un’intervista ad una rockstar un giornalista ammise di non fare mai beneficenza, proprio perchè vivendo nello showbusiness aveva scoperto quanto poco donassero i divi, che erano ovviamente più ricchi  di lui. Inoltre non mancò di incalzare l’intervistato sull’esempio che le opere di beneficenza di G. Bush fossero davvero fuori luogo, alla lue della politica estera statunitense. Giustamente, a mio avviso, l’intervistatore fu messo in guardia dal seguente ragionamento: per una madre africana che non riesce a garantire la sopravvivenza della propria bimba da un giorno all’altro, tanta è la miseria in cui vive, che differenza c’è tra un giornalista di successo e una rockstar? Minima. Sono talmente lontani dalla sua, di realtà, da confondersi. E’ un nostro discorso di comodo, in sostanza. Sarebbe come dire che non vado a piedi da Milano fino a Bari perchè non ci va quel mio amico che potrebbe partire addirittura dieci km più a sud di me. Il problema non sono quei 10 Km. Noi guardiamo solo quelli, ma la vera fatica è camminare e arrivare fino alla meta, che è ben più lontana.

E ancora. Provate ad andare da quella stessa madre in miseria, e a cui sta morendo la figlia, e provate a sottrarle i mezzi di sussistenza spiegandole che non sono accettabili perchè arrivano da G. Bush, il quale non merita di fare beneficenza. Chi siamo noi agli occhi di quella madre per dire questo? Spetta davvero a noi giudicare se quell’atto è fuori luogo?

 

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La ricetta dell’estate

Agosto 6, 2008 · 3 Commenti

E’ semplicissima: recatevi alla gelateria artigianale più vicina e ordinate una GRANITA MEDIA AL MELONE con sopra una porzione di GELATO ALLA NOCCIOLA. Una bontà senza fine. Una freschezza che non ha prezzo – in realtà costa 2 euro e 60 centesimi -

Nota di mercato numero 1: la Gelateria Artigianale è uno dei pochi casi di micro-azienda italiana in continua crescita nel nostro paese. Crescita a due cifre, ormai da diversi anni.

Nota di mercato numero 2: il Gusto statisticamente più scelto in gelateria è la Nocciola [mi sento proprio un uomo medio: centrato in pieno...è il mio preferito]

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